Il Pietrasanta e il Giuliani volsero gli occhi al Mattei. Questi assentì con un cenno del capo, ed anzi fu pronto, insieme coll'altro medico ad aiutarli, per trasportare il morente oltre l'angolo del palazzo. Tanto e tanto, di là si dova passare per condurlo dentro.

Il sole era presso al tramonto. I suoi raggi rossastri apparivano ancora dal ciglio dei colli, che nascondevano bensì l'orizzonte, ma non il vasto padiglione di porpora sotto il quale veniva morendo la luce dell'astro.

—Bel sole! bel sole!—disse Aloise, riaprendo le palpebre, e volgendo una languida occhiata a quello splendore di cielo.—Come è bello il tuo morire…. ed il mio! Grazie, Mattei! Giuliani, grazie! Sarei morto volentieri in guerra, per la mia patria. Non ho potuto aspettare! E tu, Enrico….—

Il Pietrasanta chinò il viso su quello del giacente, quasi per coglierne le ultime voci.

—Non amare, Enrico…. non amare!… Ci si lascia….—Un grido del
Pietrasanta gli tolse di finire la frase.

—Che cosa?—domandò il morente.—Che cosa hai veduto?… Lui?

—E lei;—rispose il Pietrasanta, sollevandolo amorevolmente tra le sue braccia.—Coraggio, Aloise, coraggio!—

Ma prima ch'egli avesse finita la sua esortazione, una donna smarrita all'aspetto, come fuori di sè, veniva tutta lagrimosa a buttarsi ginocchioni a' piedi del ferito.

—Ah!—mormorò Aloise, riconoscendola, e stendendo le braccia verso di lei.

Il duca di Feira, che l'aveva accompagnata fin là, rimaneva alcuni passi discosto, pallido, ansante, anch'egli più morto che vivo.