—Come qui?—gli chiedeva il Mattei.—Fosse almeno arrivato dieci minuti prima.
—Ahimè!—rispose il vecchio gentiluomo.—Fu già molto per noi aver saputo il luogo e l'ora dello scontro. Il cocchiere, sventuratamente, non conosceva bene la strada. Così abbiamo perduto mezz'ora. E anch'io speravo tanto che la signora potesse giungere in tempo! Ella aveva così bene disposto ogni cosa!—
Era ella, infatti, la marchesa Ginevra, che il giorno innanzi, dopo il malaugurato incontro col signor di Montalto, aveva capito da un improvviso rannuvolarsi del suo cavaliere, per solito di umor così gaio, che qualche cosa dovesse succedere. Non gli aveva chiesto nulla; ma quella sera stessa, chiamando a sè con qualche pretesto gli amici comuni dei due gentiluomini, era venuta a capo di stabilire un buon servizio di esplorazione. Quella mattina stessa aveva saputo che la sfida era corsa, e dove fosse e per qual ora il ritrovo. Lo stesso Riario si era lasciato cavare il segreto di bocca. E allora, senza por tempo in mezzo, aveva mandato a chiamare il duca di Feira, chiedendogli di accompagnarla al luogo dello scontro. Non sentiva ragioni; non vedeva difficoltà, non curava pericoli, non temeva di ciò che potesse parerne in casa sua, e molto meno di ciò che potesse dirne la gente. Non voleva quel duello, il cui esito poteva esser fatale a qualcheduno. Ma infine, il signor di Montalto era un fortissimo schermidore, ed anche un cavaliere generoso; tratto sul terreno il suo avversario, si sarebbe mostrato anche umano, risparmiando il Cigàla. Era questo il pensiero del duca. Ma il duca non l'aveva capita. Che importava a lei del Cigàla? Appunto perchè il signor di Montalto era un cavaliere generoso, ella temeva per lui. E non voleva essere abbandonata in quel tristissimo frangente dal duca; alle due del pomeriggio l'aspettasse sulla piazza dell'Annunziata; avrebbero presa una vettura di piazza, e via, poichè sapevano dove fosse il ritrovo, ed erano sicuri di giungere in tempo. E il duca aveva acconsentito. Come fare altrimenti, del resto? Anch'egli incominciava ad impensierirsi, per gli stessi timori di lei. Ed erano corsi sull'orma dei combattenti; ma giungevano tardi; colpa del cocchiere, che non conosceva bene dove fosse la villa Riario; più che colpa del cocchiere, ironia del destino!
Intanto la bella Ginevra era già tutta prostrata al fianco del morente. Si erano ritirati gli amici, intendendo la gravità del momento: solo era rimasto, perchè avvicinatosi allora, il Mattei. Lo vide Aloise, e stendendogli la mano con atto supplichevole gli disse:
—Ah, dottore, ancora pochi istanti di vita!
—Sì, sì e speriamo di uscirne ancora;—rispose il Mattei;—ma siate calmo, Aloise.—
Un lieve sorriso increspò le labbra del giovine.
—Son calmo, sì, calmo…. e contento;—diss'egli.—O Dio, che momento è questo? Siete dunque voi, madonna Ginevra?—soggiunse, volgendosi alla bellissima creatura, che stava sempre prostrata, inclinando il volto su lui.
—Io, sì,—rispose ella, avvicinandosi ancora;—io, che vi ho sempre amato, Aloise.—
Sussultò alle inattese parole il morente, e aperse gli occhi, quanto più gli venne fatto, contemplandola estatico.