—Sta bene; e che cos'è la donna, se non carne della sua carne?

—Adagio Biagio! L'ha detto Adamo, e per dire una corbelleria di quella fatta, poteva fare a meno di svegliarsi. Osso delle sue ossa, meno male, ed anche per una centesima parte.

—Tu stesso lo ammetti;—disse di rimando il Savioli;—la donna è fatta d'una costa dell'uomo.

—Bravissimo, d'una costa. Tu ti danni colle tue ragioni; ti aguzzi il palo sulle ginocchia. Notate bene, o signori; è fatta di una costa, carne od osso che sia, cioè a dire materia già ridotta e trasformata dalla volontà del Creatore. Sappiamo dunque che ella non viene direttamente dalla mota, come l'uomo, suo indegno vicino. Ora, poi, come potrebbe una costa pigliar statura e forma di donna, senza l'aiuto di un nuovo elemento?

—E l'aria?—dimandò il Savioli.

—Ah, tu credi,—proseguì il Lorenzini,—che sia stata gonfiata d'aria, come le bottiglie, o come i palloncini?

—E perchè no?

—Infatti,—disse il Contini, tornando a cantare.

La donna è mobile
Qual piuma al vento…

—Sta zitto…. Piave! e poni mente anche tu alle mie parole. La donna non ci ha di umano altro che la quantità di una costa, cioè a dire venti o venticinque grammi; il resto, cinquanta o sessanta chilogrammi, è tutto soffio di Dio. Io lo vedo, il Creatore,—proseguì con ardita ipotipòsi il Lorenzini,—soffiare sopra una mota di fango per far l'uomo, ma soffiar dentro a una costa per foggiarne la donna; l'unica cosa creata che contenga, checchè ne dicano i chimici, maggior parte di Dio.—