—Sicuro, a toccarsi; e qui, parlo proprio per me!—conchiuse il
Giuliani, tra le risa dell'uditorio.
Il Contini si disponeva a rispondere; ma in quel mentre capitan Dodero, che era seduto in capo alla tavola, colla faccia rivolta all'entrata, alzò la mano, in atto di trinciare una benedizione.
—Ah, ecco un renitente!—gridò l'avvocato Emanuel, volgendo gli occhi all'uscio.
—Il figliuol prodigo!—soggiunse il Lorenzini.—Ammazziamo il vitello grasso.
—Sul tardi mordono i mùggini!—disse il Giuliani, ripetendo un noto proverbio genovese, tolto a prestanza dai pescatori.
—Vieni,—cantò Marcello Contini,
Vieni all'amplesso estremo
D'un genitor cadente;
Il giudice supremo
Ti mandi….
—Uno stuzzicadente!—interruppe l'Assereto, che era egli appunto il nuovo venuto, accolto con tanta gazzarra, dai radunati.—Il verso cresce, ma tu cali di mezzo tono, e i conti si pareggiano.
—Hai detto la verità, Assereto!—disse il Savioli.—Per te non c'è più altro in tavola. Chi tardi arriva male alloggia.
—Non ho appetito, io! Sono venuto per salutarvi e ragionare di cose gravi…. se si può.—