—A te?—ripigliò il Giuliani.—E che cosa puoi avere di sacro, birba matricolata? Io, vedi, non crederei neanche ad un giuramento fatto per la tua viltà. Ma via, stammi alla rimessa; chi ha fatto il colpo della cassettina d'ebano?

—O parla, o ti strozzo come un cane!—gridò il Contini, misurandogli le mani al collo.

Il Garasso sapeva come stringessero quelle tanaglie; però, innanzi d'esser colto, si lasciò andare vigliaccamente in ginocchio.

—Io, io ho tutto preparato, condotto io ogni
cosa. Misericordia!

—E per conto di chi? Rispondi!

—Del padre Bonaventura.

—Chi è costui?

—Bonaventura Gallegos, quel vecchio Spagnuolo, gesuita sfratato, che sta nel palazzo Vivaldi.

—Ah! il capo dei neri! Lo avrei dovuto indovinare;—disse il
Giuliani, scambiando un'occhiata coll'amico Marcello.

Questi, come il dio Termine, anzi come la immagine della giustizia inflessibile, stava lì presso al reo, ritto come un piuolo, colle braccia incrociate sul petto.