«L'uomo nasce maledetto: le sacre carte dissero il vero. Egli è plasmato di fango; e di ciò non si dubita. Egli è avvivato da una particella dello spirito di Dio; e ciò non è vero, le sacre carte hanno mentito.
«Invero, se l'invisibile nume avesse spirato in questa sordida creta alcuna parte di sè, ei non l'avrebbe fatta in pari tempo malvagia; le avrebbe dato un'anima per intendere il vero, non per vagar di continuo d'errore in errore; le avrebbe dato un cuore da affinarsi nell'amore e nella ricordanza, non da invilirsi nell'odio e nell'oblio.
«O non saremmo noi piuttosto lo effetto di una grande baldoria d'ignote possanze? Ecco, in apparenza, ci ha fatti germogliar dalla terra il caso, quegli che è quel che non è, quel negativo eterno male divinizzato dagli antichi, il quale ha fatto volare il germe della pratellina accanto a quello della parietaria nel crepaccio d'un muro. E forse, non dissimilmente da me, non previsto nè meditato frutto di un istante d'ebbrezza, il cielo, la terra, e tutto quanto essa contiene, non sono che il frutto degli amori del nume ignoto con la nota, ahi! troppo nota materia, frutto a cui egli non avrà badato più che tanto, dopo la sua apparizione nel vuoto.
[pg!172] «Comunque ciò sia, la materia ci è madre, noi riteniamo di lei! Pensanti! come? perchè? più, forse, e meglio della bestia? No, diversamente; ecco tutto. L'uomo non è il leone, per ciò solo che il leone non è uomo. Siamo i migliori, sì veramente; ce ne fa accorti il soffrire. La virtù del pensiero e della parola, congenita in noi, ci fu aguzzata via via dalla turpe necessità. La guerra per la vita è l'origine del verbo; il quale in principio non era.
«Viviamo, siccome la farfalla, la nostra vita d'un giorno; ieri vermicciuolo, oggi larva, domani crisalide, quindi verme da capo, senza curarci del giorno di poi; cercando talvolta e non trovando mai il perchè.
«Siamo tristi? Forse neppure cotesto; siamo soltanto figli della materia, fragili al pari di lei. E v'hanno forse eccezioni? Nemmanco; vasi meglio costrutti, di più delicata fattura, può essere; perfetti no. Tutti abbiamo l'egoismo nel mezzo del cuore, coi sette peccati capitali che gli fanno onorato cortèo. Temperati, paion virtù; appunto come avviene di lui, sovrano di tutti.
«La virtù! Donde è nata? È ella una forma della nostra mente? No, gli è assurdo. Noi i quali non sappiamo far altro che copiare, o raffazzonare in altre guise ciò che è in noi o si specchia in noi, non possiamo di certo aver tratto una forma nuova, assoluta, da ciò che è relativo; nè mai potremmo far sorgere ad esemplare della vita quello che in noi non esistesse e non comandasse dapprima. Esiste, sorride a noi l'esemplare della virtù; essa dunque non è una nostra finzione.
«Il filosofante la negherà, argomentando ch'ella [pg!173] non è un concetto assoluto; che qui assume una forma, là un'altra, per conseguenza non è che un modo di vivere, mutevole secondo i luoghi, i tempi, i costumi. Egli vi ebbe infatti una gente che soleva ardere i cadaveri dei parenti; un'altra che solea seppellirli; un'altra ancora che li uccideva, per sottrarli ai mali della vecchiezza; e tutte operavano per reverenza ai maggiori, e quella che in un modo faceva, gli altri reputava inumani. L'argomentazione non regge. Tutti quei modi svariati concordavano in cotesto, di rendere omaggio agli antichi; il concetto era dunque uno, superiore alle forme diverse della sua manifestazione.
«Contraddico a me stesso? Non mi pare. Io non ho già negato Dio; ho detto che non lo intendo, e che non intendo le cagioni dell'esser mio.
«Ma se la virtù esiste, perchè non c'è egli un uomo, un sol uomo che si conformi a lei? Se Dio ci ha creati, se ci ha spirato il suo soffio, perchè non ci ha fatti migliori? Questa virtù, è specchio di un passato distrutto da una colpa nostra? È adombramento di un atteso e preparato futuro? Giungeremo al vertice, o tutto è infinito, anche il nostro andar tentoni nei secoli?