Lo spirito gli si accostò, si curvò amorevolmente sulla spalliera e gli parlò in questa guisa:
— Ti ho fatto un triste dono, e adesso l'hai contro di me!
— No, Helel, no, alla croce di Dio! — rispose conte Ugo, volgendosi a lui concitato. — Io rendo grazie a te, che m'hai mostra la verità, qualunque ella sia. Ho a dirti di più? Fossimo pure sei anni addietro, in questa notte medesima, io tuttavia sarei pronto a bere il rosso liquore dell'anello di Aporèma. —
A queste parole, Helel atteggiò le labbra ad un dolce sorriso.
— Mi gode l'animo, — ei disse, — nello udirmi a ringraziare da alcuno. Ciò m'accade ogni cent'anni una volta. I tuoi simili, per solito, non sanno che maledirmi. Fatico per essi come un bue sotto il [pg!177] giogo: vogliono ad ogni costo che io li faccia sapienti; poi; quando hanno capito il giuoco, mi gridano la croce addosso, come se fosse colpa mia che il giuoco è siffatto. Tu sei un uomo, Ugo di Roccamàla; dovresti vivere e sorridere.
— Non posso, ed amo meglio darti ciò che ormai ti appartiene.
— Ah, baie! Tu m'hai profferto la tua vita per pietà della vita di quella donna.... Ma io non la voglio; io mi contento ad ammirare la tua magnanimità. Tu hai regalmente pagato una notte di gioie avvelenate.
— Helel!...
— Orbene, dimmi di no! Non eri tu per diventare, al primo lume dell'alba, Ugo il vendicatore, una vera testa di Medusa, che avrebbe fatto rimanere quella donna di pietra? Eri per farlo; il dovevi; questi erano i patti. Non l'hai voluto; il tuo sdegno, implacato cogli altri, s'è sciolto dinanzi al rossore di una donna, e mi hai chiesto una grazia....
— Per la quale ti ho profferto l'anima mia! — interruppe Ugo.