Cavalcavano ambedue silenziosi, ma di quel silenzio che è pieno di tante cose soavi; di quel silenzio che confida un bacio ad un soffio d'aura leggiera che passi, e che muove gli occhi a guardare se quel soffio e quel bacio son giunti sulla guancia vermiglia di lei, e se ella se n'è pure avveduta, di quel silenzio che ama, nel curvarsi lieve lieve della persona, far parlare un'arcana favella all'incontrarsi d'un braccio e di una piega di veste; di quel silenzio che sforza due volti a fissarsi ad un punto istesso l'uno nell'altro, quasi fossero mossi da una medesima volontà, mentre essi non sono che attratti da un sottilissimo spirito magnetico, il quale è nato dalla vicinanza di due creature, nutrito dalla compenetrazione di tutto il meglio che svapora dalle loro simpatiche forme, che raggia dai loro occhi, che si sprigiona dai loro cuori, ed è quello che inavvertito ravvicina il braccio a sfiorare la veste, che consiglia il moto simultaneo dei volti, che porta le mute dimande e le mute risposte, e trasforma in un bacio scambievole il lieve soffio dell'aura che passa.

In uno di questi momenti che santificano la passione e divinizzano il senso, momento reso più solenne dalla quiete meridiana che regnava d'intorno, e dalla dolce ombrìa dei fitti rami delle querce giganti, che, incurvandosi sulla strada, chiudevano ogni [pg!54] adito alla spera del sole, madonna avea sporta la mano rivestita dal guanto, verso il randione del suo cavaliere. Questi s'era affrettato a levargli il cappello, e il nobile animale, vedendo l'invito cortese della dama, fece quel doppio atto, così maestrevolmente descritto più tardi dal divino Allighieri in questi tre versi:

Quasi falcon che uscendo di cappello

Muove la testa e con l'ale s'applaude,

Voglia mostrando e facendosi bello;

quindi volò sul pugno della gentil donna, mettendo un grido di gioia presso che umana.

Un grido simigliante proruppe dal petto del conte Ugo. Si fè vermiglio in volto per la gioia improvvisa; spronò il suo palafreno più accosto a lei, per modo che il ginocchio sentì il tocco dei suoi piedi sotto lo strascico della lunga veste pendente, e con voce tutta tremante le disse:

— Avventurato è Febo, madonna, che vi posa sul pugno. Vedete come egli vi guarda amorevolmente coi suoi grand'occhi lucenti! Egli ora è vostro; lo amerete?

— Mai sì, messere, ma ad un patto.

— Ditelo, in vostra mercè, madonna; che egli è tale, per l'amore che vi porta, da intendervi e da obbedirvi in ogni cosa che a voi piaccia.

— Invero, messere, io non vo' altro se non ch'ei faccia mai sempre il piacer mio; — rispose ella sorridendo, — ch'ei non si dolga del cappello, quando mi torni a grado di farlo star cheto; che si tolga in pazienza la lunga per amor mio, e non si becchi i geti per disdegno di servitù.

[pg!55] — Madonna, — disse Ugo, proseguendo sul medesimo metro, — a cotesto l'ha avvezzo così bene mastro Benedicite, senza esser altro che un povero e rozzo strozziere, che io mi penso non debba a voi riuscir malagevole il fare, non pur quello ch'ei fa, ma i dieci cotanti di più. Cionondimeno, sappiate che egli, per averlo così obbediente, ha pur dovuto scegliere tra le svariate qualità di carne uno spicchio particolare, e darglielo, quasi a ricompensa di sua fedeltà e leal vassallaggio.