Il cielo era buio; un soffio gelido, che intirizzì le membra di Ugo, gli fe' sentire i nuvoloni della tempesta addensati su quelle montagne, e glieli fe' scorgere, paurosamente pendenti sul capo, un solco di luce che improvviso guizzando poco lunge da lui, rischiarò un denso strato di vapori che stringevano in un cerchio i bastioni e le torri merlate di Roccamàla.
Quello avvicinarsi della tempesta piacque all'animo travagliato dell'insonne. La gran massa del castello gli appariva dall'alto del suo verone, al bagliore di un lampo e spariva; s'imbiancavano di repente le mura digradanti in prospettiva, poi tosto si celavano, ricadendo nella notte. Parea quella una battaglia di spiriti, tanto più paurosa in quanto che non s'udiva cozzo di lance e di scudi, e solo un lontano brontolìo testimoniava il furore degli assalitori.
Gli occhi d'Ugo, poi ch'ebbero avidamente contemplata quella scena stupenda di orrore notturno, corsero di muro in muro, di bastione in bastione, fino [pg!57] alla torre più in fondo, dalla parte del burrone, la torre del Negromante, che mostrava tratto tratto alla luce del temporale la sua alta merlatura e le sue svelte bertesche.
— Il mio ospite dorme! — disse Ugo, guardando la finestra della torre. — Egli, il triste cantore, riposa tranquillo, mentre io veglio, io, l'uomo felice dei canti di Fiordaliso! —
Non aveva anche finito di parlare, che uno sprazzo di luce rossiccia balenò dal vano di quella finestra. A tutta prima pensò che fosse l'effetto di un lampo; ma il suo errore non durò lungamente. Un lampo venne e non illuminò soltanto la torre, sibbene tutto quanto egli poteva scorgere dall'alto del suo verone. Oltre di che, la luce del lampo era biancastra, e quella dalla torre era rossa come di fuoco vivo.
Gli corse allora alla mente la leggenda di Roccamàla. Quasi in risposta al suo dubbio, la finestra si rischiarò di bel nuovo, e, la luce rossa rimase, durando per tutto l'intervallo che correva tra un lampo e l'altro del cielo. Nè bastava ancora; una smilza e lunga figura d'uomo comparve nel mezzo.
Ugo era prode d'animo, come forte di mano, ma v'hanno di tali cose contro le quali non prova nulla il valore, ed egli, a quella doppia apparizione, sentì corrersi un sudor freddo per tutte le membra.
— Che è ciò? — diss'egli. — Che vuol dire quella luce? Roccamàla è dunque per fermo la dimora di uno spirito maligno? Ma se la leggenda non mente, l'ospite della torre deve dormire nel suo letto e non addarsi di nulla. Or dunque, perchè quella forma umana in mezzo a quello sprazzo di luce sinistra? Chi sarà mai?... —
[pg!58] E allora gli venne in mente un sospetto. Le paure dello strozziere, la scena del ponte calato, il piglio scherzevole del romèo, la sua sconsolata e sconsolante canzone, tutto si affacciò incontanente allo spirito.
Rientrò nella camera, non sapendo bene ciò che egli volesse fare. Anzitutto ripigliò le sue vesti in fretta, cinse la sua spada e raffermò alla cintura il pugnale.