— Taci, — interruppe Ugo, — non proseguire in tal guisa!

[pg!64] — E perchè dunque invitarmi a parlare? Io ho a mala pena incominciato, e la verità vi riesce molesta! —

Ugo crollò sdegnosamente le spalle, a queste parole del pellegrino; quindi prosegui:

— Io mi penso che tu voglia prenderti spasso dei fatti miei. Tuttavia, una cosa non hai potuto negare; ella mi ama.

— Mai sì, messere, ella vi ama, e che prova ciò? Ella potrebbe disamarvi poi.

— Sì certamente, se sarò disleal cavaliero, se mi chiarirò indegno di lei.

— Ah, messer lo conte! La fede cieca vi condurrà forse in paradiso; ma ella per fermo non vi farà andare diritto in mezzo agli uomini ed alle donne. Quale affetto sopravvive alla morte? Credete a vostra posta nella divozione di coloro che vi circondano, e mettete pure in non cale la sentenza dei vecchi: tempore felici multi numerantur amici. Fidate il cuor vostro ad una donna e sognate la eternità dell'affetto; io vi dirò con tale che ancor non è nato: souvent femme varie; bien fol est qui s'y fie.

— Tu menti! — gridò Ugo, balzando dalla seggiola.

— Ah, ah! — rispose il pellegrino con piglio beffardo. — E voi vi scaldate il sangue, messer lo conte; ma tutto ciò non muterà d'un punto la verità. Godetevi in pace la vostra felicità; io vi aspetto a Filippi, io, il quale, con vostra licenza, so quanto valgono cose e persone, — e niun sul prezzo gabbo mi fa. —

Lo scherno, rivolto contro la donna amata, irritò il conte Ugo per modo che non conobbe più ritegno. Le vampe dell'ira gli salsero al capo; gli si offuscarono [pg!65] gli occhi, e sguainata la spada, si scagliò sul pellegrino.