Ma, sebbene tutto ciò fosse avvenuto in un batter d'occhio, il colpo andò a vuoto. Ugo non trafisse che l'aria; il pellegrino era sparito.

Com'egli rimanesse a quella vista, argomenti il lettore.

— Codardo! — gridò egli, nell'impeto dello sdegno. — Tu insulti la donna mia e ti nascondi nell'ombra! —

Aveva appena ciò detto, che un riso beffardo gli suonò dalle spalle. Si volse improvviso, ma rimase di sasso, cogli occhi sbarrati, le braccia tese, e la spada gli cadde dal pugno.

Colui che rideva, era un bel cavaliere, non molto aitante della persona, ma di membra giuste e di gentil portamento. Aveva neri i capegli e ravviati con artistica sprezzatura sulla cervice; vasta la fronte e nitida a guisa d'avorio; aperti lineamenti, il labbro superiore, un tal po' rialzato ad espressione di sarcasmo, era ornato da due sottili basette che guardavano superbamente all'insù; il viso alto, e gli occhi sfavillanti sotto l'arco delle sopracciglia raccolte, aggiungevano efficacia al piglio sarcastico delle labbra.

Lo sconosciuto era coperto d'un rosso mantello, le cui larghe pieghe andavano a raccogliersi sotto le braccia, che erano conserte al petto e tenevano mezzo nascosta una berretta di velluto nero, da cui pendevano due penne lucenti e sottili. E in quel regale atteggiamento, lo sconosciuto rimase un tratto a guardare il conte Ugo e a sorridere della sua maraviglia.

— Orbene, conte Ugo, questa è l'ospitalità di casa [pg!66] tua? Roccamàla è dunque una ladronaia, dove si scannano i forestieri? —

Furono queste le prime parole del cavaliere dal rosso mantello.

— Hai ragione a dolerti! — disse Ugo, chinando la fronte in atto di pentimento. — L'ira mi aveva acciecato. Straniero, io ti chieggo perdonanza.

— Che di' tu, ora? — ripigliò quel'altro, stendendogli amorevolmente le braccia e facendo il viso altrettanto soave quant'era stato severo da prima. — Non pensiamo più a cotesto. D'altra parte, simiglianti puntaglie non fanno che raffermar l'amicizia, ed io t'amo davvero, imperocchè ciò non mi avviene pel tuo oro, né per la tua possanza, né per le delizie di cui tu circondi i tuoi ospiti.