— Tu sei molto severo, Aporèma!
— No, non io severo, tu fiacco; tu che non sai distogliere lo spirito da questo tuo sogno fanciullesco. Egli si direbbe per mia fe' che tu bene intenda aver io ragione, e non sappia determinarti a scorgere il pauroso vero! Ora io ben so tutto quello che hai in mente di fare. Tu vuoi ritemprarti ancora una volta nella festosa compagnia e nelle piaggerie degli amici; tu vuoi rivedere la donna che t'ama, ma che non è tua, e che intende esser teco quello che sarà tra non molto una superba o sciocca Avignonese, [pg!70] col più gentile e col più illustre italiano del suo tempo. —
Ugo chinò tristamente il capo a quella ràffica di parole con cui lo flagellava Aporèma.
— Orbene, io parto! — ripigliò questi dopo una breve sosta. — Andrò a sellare Lutero, il mio fido ronzino e lascerò questa rocca dove s'è bastionata la cecità, la fiacchezza umana. Papa Leon X è ancora di là da venire; ho dugent'anni e più in mia balìa per andargli a preparare il terreno in Lamagna, dove sono assai più filosofi e buoni loici di qui, e l'opera mia tornerà certo più utile che non a guastarmi la mano quassù, intorno ad un uomo che ha occhi e non vuol vedere, orecchi e non vuole udire. E tuttavia, vedi debolezza di demonio, io m'ero innamorato di te, Ugo di Roccamàla; per te volevo fare un esperimento senza mio utile alcuno, per te violare le leggi dominatrici della materia, per te insomma.... Orvia, gli era scritto che tu pure fossi un uomo della fatta di tutti gli altri. Addio, dunque, e sta sano di membra, se esserlo di mente non vuoi.
— No, non partire, Aporèma, non lasciarmi così! Ugo di Roccamàla non è un codardo come tu pensi. Che debbo io fare?
— Ber questo! — disse Aporèma.
E trattosi dal dito un anello di metallo nero, su cui luccicava un grosso diamante, fe' scattare, con un lieve tocco dell'unghie, la pietra preziosa dalla sua incastonatura.
— Che c'è egli qui dentro?
— Due gocce di un liquore che non fa male, stillato dall'albero non favoloso della scienza, e che a te darà la conoscenza vera del cuore umano....
[pg!71] — Porgi! — gridò conte Ugo.