Un improvviso bagliore rischiarò in quel punto la camera, facendo impallidire il lume della lucerna, e tosto gli tenne dietro l'orribile frastuono della folgore.

— To' vedi! — soggiunse Aporèma. — Sembra ch'ei ci abbia uditi a parlare di lui e che ti conforti ad essere un uomo della sua tempra.

— L'anello, Aporèma; porgi l'anello!

— Eccolo! —

Ugo prese l'anello dalle mani di Aporèma e si diede a considerarne minutamente il castone, facendo [pg!77] girare il diamante sulla cerniera. Poche gocce di liquore color di fuoco gli apparvero nella piccola cavità che era rimasta scoverta, ed egli, poichè l'ebbe guardate, cadde in una profonda meditazione.

— A che pensi tu ora? — gli chiese Aporèma.

— A lei! — disse Ugo. — O non le fo oltraggio, forse, tentando una simile prova?

— Non ti mettere a questa impresa, se ciò temi; — soggiunse Aporèma. — Io già te l'ho detto: non vo' nulla per violenza da te. Inoltre, odimi bene, Ugo di Roccamàla! Io non ti pongo alcun patto; l'esperimento durerà quanto ti aggradi, e tornerai Ugo ogni qual volta ti piaccia. Non ti chiedo l'anima tua; non ti pungerò una vena perchè tu abbia a sottoscrivere una carta; Aporèma è cavaliero e non un giudeo che presti ad usura.

— Oh, egli non è di ciò che m'importa! — gridò conte Ugo. — Se tu di' il vero, se nulla resiste o sopravvive alla morte, nè la vita di questo mondo, nè la ignota che ci promettono, francano la spesa di essere vissute. Orbene, eccoti contento, ho bevuto! —

E così dicendo, pose le labbra intorno al castone dell'anello, e avidamente succhiò il rosso liquore.