— Ah! che mi hai tu dato? — sclamò egli, a mala pena ebbe finito.
— Guarda! — gli disse Aporèma, accennandogli col dito a' suoi piedi.
Ugo guardò e mise un grido di spavento. Un corpo morto giaceva a terra, disposto per modo che i piedi del cadavere toccavano i suoi.
— Guardalo, — prosegui Aporèma, — guardalo, il tuo sozio fedele, il tuo unico amico verace, quantunque un tal po' prepotente; quello che non ti ha mai [pg!78] abbandonato un istante, dacchè hai aperto gli occhi alla luce; quegli che ha sempre sorriso e pianto, goduto e patito con te; guardalo ed usagli la cortesia di qualche carezza; stringi fra le tue braccia quel petto rilevato e robusto, appariscente sotto una maglia aggiustata d'acciaio, come sotto un giustacuore di seta di Bagdad; metti le mani su quelle chiome nere e lucenti che svolazzavano in aria con superba leggiadria quando serravi Aquilante tra le vigorose ginocchia e lo spingevi a galoppo; bacia quella fronte bianca, ahi troppo immemore d'altri baci e pur mo' desiosa di nuovi; tanto è vero che l'uomo desidera ciò che egli non ha avuto ancora, e ciò ch'egli ebbe facilmente dimentica. —
In quella che Aporèma così parlava tra grave e beffardo, secondo il costume, Ugo si era curvato su quel corpo morto e l'avea riconosciuto per la sua spoglia mortale. Lo contemplò un tratto e non senza mestizia; quindi, come percosso da un pensiero improvviso, si alzò per guardarsi la persona.
— Ed io... io... chi sono io mai, se il mio corpo è costì?
— Va, quello è uno specchio; — disse Aporèma. — Conte Ugo corse difilato ad una larga spera di terso metallo, che era sospesa alla parete daccanto alla finestra; il demone taumaturgo prese la lucerna e l'alzò fino presso il volto del giovine.
Ugo vide allora l'immagine sua, che era quella d'un bel cavaliero, dagli occhi azzurri, dalla florida carnagione a cui dava più risalto una fina capigliatura bionda, dalla svelta statura, e sfarzosamente vestito. Si contemplò ammirato, mosse gli occhi, il capo, il petto e le braccia; quindi si volse a cercare [pg!79] l'antica spoglia: ma essa non era più nella camera.
— Dov'è andato il mio corpo? — chiese allora ad Aporèma.
— O che? pensi tu forse ch'io non sappia fare le cose a dovere? Esso è già nella tua camera, disteso nel tuo letto e porta i segni di una morte avvenuta per riflusso di sangue al cervello. Tra due o tre ore entrerà il biondo Fiordaliso a svegliarti. Immagina le grida del trovatore adolescente! Tosto il castello sarà a soqquadro; gli amici e i famigli che correranno di qua e di là all'impazzata; mastro Benedicite che griderà di aver tutto presagito, e che, se a lui si fosse aggiustato fede, non si sarebbe lasciato entrare il romèo. Allora si penserà a venire nella torre del negromante; ma un certo odore di zolfo che a taluno parrà di sentire, li manderà tutti indietro sbigottiti, e non si avrà coraggio di mettervi il piede, se non dietro all'orme di frate Alberto, monaco tenuto in concetto di santità, il quale starà qui lunga pezza in preghiera. Poscia, spruzzato non so bene quante volte d'acqua santa, avrai esequie degne del tuo alto stato, e sarai sepolto fra le tombe de' tuoi maggiori. Amen!