— E lei.... — chiese Ugo peritoso — e lei che dirà?

— Questo non vo' raccontarti fin d'ora, ma non andrà molto che tu ne saprai quanto io, imperocchè la vedrai coi tuoi occhi medesimi.... vo' dire con quelli che hai tolti a prestanza da me.

— E quando la vedrò?

— Non oggi, nè domani per fermo, imperocchè tu vai cavalcando con grossa e nobil masnada verso il [pg!80] suo castello, dal quale sei ancora cinque giornate lontano.

— Ma dimmi, chi sono io ora, qual personaggio rappresento?

— Non lo senti? Sei Morello, il secondogenito del marchese di Monferrato, e ti rechi a Genova per chiedere le galere che dovranno condurre a Costantinopoli la tua bellissima sorella, disposata all'imperatore Andronico, al figlio di Michele Paleologo.

— Ah, sì, comincio a ricordarmene; ho la mia gente che m'aspetta a Falconara.... E tu, chi sei?

— Non mi riconosci più? Sono il tuo giovine amico, il trovatore Rambaldo di Verrùa.

— Sì, sì, lo rammento. Iersera, alla nostra fermata presso il castellano del Bormio, tu m'hai cantata una leggiadra servantese intorno alle bellezze più riputate dell'oriente e dell'occidente.

— Sulle quali porta la palma la genovese Elena Ascheria, la figlia di Orlando Aschero, uno de' più valenti capitani della repubblica; Elena che tu vedrai ed amerai, se pure ti piacerà di proseguire il viaggio fino al mare.