Morello non rispose verbo, ma strinse più forte ne' fianchi la sua cavalcatura. Il cuore gli batteva; gli occhi correvano desiosi innanzi, divorando la strada.

— Adagio! adagio! — gli susurrò dall'altro lato all'orecchio Rambaldo di Verrùa. — Tu la vedrai tra breve. Ecco il conte Corrado, che già si mostra sul ponte. —

[pg!90] Diffatti, gli arcieri posti alle vedette sul ponte, avevano già fatto avvisato il conte Corrado dell'avvicinarsi della gualdana, e il castellano era sceso fin là, per attendere al varco il suo ospite.

Il conte Corrado si potea scorgere da lontano, con la sua cappa di velluto verde scuro foderata di saio e il berretto sormontato da una piuma bianca, fermata da una rosetta di smeraldi. A' fianchi suoi si notavano inoltre cinque o sei gentiluomini, assai bene in arnese, che stavano, com'egli, aspettando i nuovi venuti.

— Ah! ah! — disse Rambaldo di Verrùa all'orecchio del suo signore. — Que' cavalieri m'hanno aria di gente che tu conosca per bene. O non ti sembra egli, Morello, che siano i tuoi nobilissimi e fedelissimi amici di Roccamàla?

— Sì, per mia fe'! — gridò Morello. — Bene essi mi sembrano al portamento. E sono poi molto leggiadramente vestiti....

— Non badare a cotesto! — rispose l'altro, ghignando. — Vestono le gramaglie per la morte di un loro dilettissimo amico. —

Morello si volse con grave cipiglio a guardare il suo interlocutore.

— E sono appena cinque giorni!... — diss'egli poscia, chinando le ciglia.

— No, t'inganni, Morello. In una notte tu hai dormito trenta giorni; Ugo di Roccamàla è già da un mese nelle tombe dei suoi maggiori.