— Regale onoranza è dovuta a madonna Giovanna di Torrespina da quanti hanno in pregio bellezza e cortesia. —
[pg!97] Quando Giovanna, costretta dal dialogo, sollevò gli occhi a guardarlo, Morello notò come fossero smorti. In quelle due iridi verdeggianti più non risplendeva la fiamma; anche il viso era dell'usato più bianco; la voce medesima, armonica voce, quando la udì, non gli parve più quella.
— Messere, — disse Giovanna, con molta lentezza d'accento, che dimostrava lo sforzo — voi volete farmi andar troppo superba; e la superbia disdice ad una povera castellana di queste squallide montagne. —
Morello fu turbato da quel malinconico accento; quello «squallide montagne» gli andò diritto al cuore. Tuttavia, facendo forza a sè medesimo, rispose:
— Chi non conosce Torrespina? Gentile è il sangue, se non è vasto il reame; e fosse pure il più grande, la sua cerchia sarebbe angusta mai sempre al nome della figlia di Lionello del Cengio, la quale ha fama per tutta Europa di alto ingegno e di sovrana bellezza. —
Madonna non rispose; ma con gesto leggiadro accennò a lui e a tutta la comitiva le scranne che erano disposte in giro. Morello si assise su quella che era più vicina alla gentildonna, e si assisero del pari i compagni, dopo che messer Corrado li ebbe presentati a Giovanna, chiamandoli per nome.
— Voi leggevate, madonna? — chiese Morello, guardando il volume che stava ancora aperto daccanto a lei sull'orlo della tavola.
— Sì, messere; per conforto a queste lunghe ore del giorno.
— Le canzoni de' trovatori forse? O il San Graal [pg!98] di Filippo di Fiandra, che di presente è in voga per la traduzione francese di Cristiano di Troyes?
— No, messere; gli è un libro manco lieto, ma molto più utile: Les pélerinages de l'âme séparée du corps, di Hardouin de Blancheville.