— Oh, allora, — soggiunse messer Corrado, — il dominio di Roccamàla potrebbe essere rivendicato dal vostro gran genitore, che novera tra' suoi maggiori quel Guglielmo V, detto il Lungaspada, il quale ebbe appunto in moglie una donna dei Roccamàla, siccome ho rilevato dal notulario della nostra famiglia.

— Voi siete buon intendente di genealogie! — disse Morello, inchinandosi con atto leggiadro ai suo ospite.

— Baie, cugino! egli bisogna pur fare alcun che, in questi ozii campestri! Qui poi non abbiamo araldi, come in Francia e nelle corti più reputate, i quali possano tener memoria di queste cose; epperò ogni castellano ha le sue carte, dove nota le discendenze, le agnazioni, i parentadi, e tutte l'altre cose memorabili delle famiglie. Voi vedete che ad esser dotto in cosiffatta materia non ci vuol poi molta fatica. —

Durante questo discorso col Torrespina, Morello aveva sospinto più e più volte gli occhi da un lato, sogguardando madonna. Ma egli non s'era accorto di nessun mutamento che in lei fosse avvenuto al ricordo dei Roccamàla. Tranquilla in apparenza come prima, ella teneva un libro tra mani e ne andava sbadatamente svolgendo le pagine.

Ansaldo, che le stava seduto daccanto, venìa tratto tratto bisbigliando a lei motti leggiadri, ai quali, bisogna pur confessarlo, ella rispondeva a mala pena.

[pg!112] Quel giorno Morello di Monferrato si ritrasse più presto nelle sue stanze e gettatosi bocconi sul letto si diede a piangere amaramente.

Rambaldo di Verrùa s'era fatto daccanto a lui per consolarlo.

— Suvvia, Morello, amico mio, fatti animo non piangere come una femminetta! Ciò disdice ai virili propositi che t'hanno condotto a questo sperimento della vita. Vedi, io, io medesimo, non accuso quella donna, come tu fai ora con le tue lagrime dirotte. Che volevi tu che facesse, o dicesse? Presente il marito, presente tutta la brigata che aveva gli occhi su lei, doveva ella lasciarsi scorgere, mostrarsi turbata, svelare l'interna ed assidua cura dell'anima?

— E sei tu che parli in tal guisa? tu, Aporèma?

— Io, perchè no? Non amo trionfare di te con la menzogna, ed ogni mio ragionamento è condotto a filo di logica. Tu, uomo, disperi oggi così facilmente e senza ragione, come ieri facilmente e senza ragione credevi. Ora, l'una cosa e l'altra debbono esser fatte con piena cognizione di causa. —