Qui Morello di Monferrato, che fino allora aveva durato una gran fatica a contenersi, balzò in piedi, percuotendo con le pugna strette la tavola.
— Voi mentite, Ansaldo di Leuca!
A quella improvvisa sfuriata di Morello, si fe' un grande silenzio per tutta la sala.
Ansaldo, che era diventato pallido come la morte, si alzò in piedi a sua volta.
— Morello di Monferrato, — rispose egli freddamente, — nessuno mi ha detto mai villania, che non ne pagasse il fio, pel ferro della mia lancia se cavaliero, pel piatto della mia spada se insolente plebeo. —
Morello rispose anzitutto con un sorriso di compassione.
— Noi vedremo, — soggiunse egli poscia, — se gli atti risponderanno ai vanti vostri, messere. Ho notato a due tiri di balestra dal ponte di Torrespina un bel piano, presso una gran quercia, che mi par luogo acconcio ad un passo d'armi. Colà, con licenza di messere Corrado, io cavalcherò domattina con lancia, mazza e spada, e tristo chi verrà a contendermi la via.
— Messer Corrado, — disse Ansaldo di Leuca, — vorrete essermi compagno domani, all'usanza di Lamagna.
— No, o messere, — rispose con molta dignità il castellano di Torrespina. — Morello di Monferrato è mio consanguineo, e se io pure avessi a trovarmi sotto la quercia di Marenda, come quel luogo è detto dalla gente del contado, e' sarebbe piuttosto quale [pg!116] avversario vostro, imperocchè io non avrei dovuto patire che voi diceste cosa contraria alla onorata ricordanza di un cavaliero che era altamente pregiato a Torrespina. Ma voi siete mio ospite, messere Ansaldo, ed altro non vi dirò, che renda più triste la memoria di questa giornata. —
Ansaldo si morse le labbra e non rispose più verbo.