Questo di Morello con Ansaldo era uno scontro all'antica maniera de' Paladini, e non dovea farsi in campo chiuso, ove potessero andar spettatrici e giudichesse le dame. Esso tuttavia non usciva punto dalle costumanze cavalleresche, come non era insolito che due cavalieri seduti alla medesima mensa si disfidassero a combattimento per loro private ragioni, od anche semplicemente per qualche sconsiderata parola; imperocchè la misuratezza del dire, e la rispettosa cortesia delle frasi, non si riserbavano che per parlare alle dame, ed era notato d'infamia chiunque ad una donna rivolgesse un manco riverente discorso.
Era migliore la costumanza d'allora, o la nostra odierna? Io, per me, m'attengo all'antica. Abbiamo ora mille vincoli di galateo così per gli uomini come per le donne, e non è chiaro se siamo più riguardosi per osservanza della legge comune, o per vero sentimento di cavalleresca devozione al bel sesso. V'ha poi di peggio nel secolo nostro. Il giovanotto che può vantare un maggior numero di conquiste amorose e che ha lasciato più Olimpie sullo scoglio, è più invidiato che biasimato dall'universale, e v'ha anzi chi lo pregia di più. Ma a' tempi antichi, Bireno era notato di slealtà; chiunque avesse mancato alla [pg!119] fede verso la sua donna, n'aveva il biasimo universale, ed ella non era punto fatta argomento di riso, come oggi si suole; chè anzi, ogni dama ed ogni cavaliero parteggiava per lei, e il disleale amatore non poteva più assidersi a mensa, nè entrare in giostra con gentiluomini, fino a tanto la dama sua, commossa dal suo pentimento, non l'avesse in mercè, e non gli perdonasse il suo fallo.
Ma gli è tempo oramai di tornare al racconto. Uscito Ansaldo di Leuca col Corradengo, anche Morello e Rambaldo chiesero licenza di andarsene nelle loro stanze, per prepararsi (diceva Rambaldo) cristianamente alla pugna del dimani.
Morello era chiuso in sè stesso e non diceva parola; solo l'aggrottar delle ciglia faceva fede di non soavi pensieri.
— Morello, amico mio! — gli disse Rambaldo, scuotendolo, — non ti dar pensiero oggi di quello che farai domani. La rabbia accieca, ma non so di verun caso in cui essa abbia fatto calare più forte un colpo di mazza, o di spada. E poi, che cosa vuol dire questo centellarti fin d'ora il piacere che berrai a larghi sorsi domattina, correndo il saracino contro il tuo tenero amico, il tuo Eurialo diletto?
— Oh, bene hai detto, il saracino! — esclamò il giovine Morello. — Ma io ferirò, te lo giuro, nel bel mezzo della quintana.
— E per questo, — prosegui Rambaldo, — ti bisogna non aver le traveggole. Ma, a proposito di vedere, hai tu veduto gli occhi della castellana?
— No, io non guardavo che lui!
— Male! Io l'ho guardata a mio bell'agio. La s'era sbiancata in viso come la sua veste di lana bianca. [pg!120] Seguì con molta attenzione il tuo dialogo coll'amico prediletto di conte Ugo, e quanto tu dicesti: «orbene, messere, vedremo se gli atti risponderanno alle parole» si alzò a stento da sedere e fe' per andarsene, ma certo sarebbe stramazzata sul pavimento, se le sue damigelle non erano pronte a sostenerla.
— E che argomenti da ciò? — disse Morello, pensieroso.