— Come? — esclamò Benedicite, guardando in viso il compagno.
— Sì certo, quella genealogia ei non l'aveva inventata; c'era il nome di Guarnerio, uno dei più riputati araldi del tempo nostro....
— E sia pure; — rispose il castellano; — ma il mio testamento val tutte le pergamene araldiche del mondo.
— Se fosse autentico! — soggiunse con piglio sarcastico il cisterciense.
— Frate Gualdo!
— Mastro Benedicite! —
A queste due esclamazioni tenne dietro una breve pausa, durante la quale mastro Benedicite stette [pg!151] guardando attentamente fra Gualdo e fra Gualdo rimase imperterrito a guardar Benedicite; questi, reggendo la muta tranquillità del suo interlocutore, fu primo a rompere il silenzio.
— Egli mi sembra, pater reverendissime, che voi dimentichiate un tratto chi io mi sia,...
— No, siete voi che lo dimenticate; — ripigliò con un insolito accento il cisterciense; — ed io vo' rinfrescarvi la memoria. Voi siete il fratello di latte di Ruberto il taciturno; avete veduto bambino e cullato sulle vostre ginocchia Ugo il felice. Tutto ciò v'ha fatto dar di volta il cervello. Il conte Ugo vi amava, il poverino, e lasciava a voi molta più autorità che non si addicesse ad uno strozziere. Che dico strozziere? Voi non lo eravate già più che per vostro diletto, per amore ai falconi, non più per debito d'ufficio. In quella vece eravate voi il visconte, il capitano degli arcieri, il gran siniscalco, il ser faccenda della rôcca, nè si moveva qui foglia che voi non voleste. Quando messer lo conte d'improvviso morì, voi giuraste di tenere in custodia il castello e i dominii di Roccamàla, fino a tanto non giungesse il nuovo signore, che si diceva esser vivo ancora, là dalle parti di Lamagna. Ma, cresciuto di autorità, cresceste eziandio di superbia; e la superbia, fili mi dilectissime, ha perduto animi più forti del vostro. Experto crede! Allora, solo ed ozioso, incominciaste ad amare un tantino di più le anfore e le botti e ad ubbriacarvi sette giorni per settimana....
— Con voi, fra Gualdo, con voi! — interruppe mastro Benedicite, che fino a quel punto non aveva potuto frenare quella ràffica d'eloquenza.