— Sì, con frate Gualdo, non lo nego; ma nel vostro [pg!152] vino avete affogato la voce della coscienza, e i fumi di quel vino si sono tramutati in un sogno che piaceva al vostro orgoglio, in quella che recava offesa al buon nome di vostra sorella....
— Fra Gualdo! fra Gualdo! Io perdo la pazienza....
— Gittatela a vostra posta; io tiro di lungo. Come se ciò non bastasse, avete anco inventato un testamento....
— Fatto da voi, frate Gualdo!... fatto da voi!
— Sì anche stavolta, sì; io ci ho posto l'ingegno dell'amanuense. Ahimè frate tapino! Amavo il vin di Cipro, io, l'ippocrasto, e sedere in panciolle.... Giù al convento si mena una trista vita, si mangia scarse pietanze in salsa di paternostri; e mi pigli il canchero, il vermocane, se ogni altro soldato della milizia di San Bernardo, messo al mio posto; non si sarebbe lasciato cogliere all'esca. Fra Gualdo ha peccato per la gola, e ne avrà da far penitenza; ma il primo, il vero colpevole siete voi, perchè a voi profittava il negozio. Cui prodest? Nonne tibi?
— Frate! — gridò Benedicite, provandosi a star su. — Io ti farò chiudere in tal chiostro che ti serva di cantina e di sepoltura!...
— Bene! optime! Ingrato.... calunniatore.... falsario.... fàtti anche omicida! —
E così dicendo, il frate, di breve e corpacciuto ch'egli era, s'andava allungando e curvando sempre più sulla persona di Benedicite, facendolo rannicchiare da capo sulla scranna.
— Gualdo, amico mio! — mormorò egli, spaurito. — Voi non mi avete mai parlato in tal guisa....
— Perchè aspettavo il mio giorno; perchè vo' lasciarti ora, innanzi di partire, un ferro rovente nel cuore! —