Andavano, ho detto, di buon passo, ma non di buona voglia ambedue; chè l'uno pareva trascinar l'altro quasi riluttante, o almeno infastidito di quella briga ch'ei si era tolto di seguire il compagno. Come furono giunti a mezza l'erta, il primo si fermò, e additando il muro del castello dov'era aperto un verone illuminato, disse al vicino:

— È là! Madonna s'è ridotta nelle sue stanze. Qui possiamo saltare nel fosso, che andando più oltre potremmo essere scorti da qualcheduno. —

[pg!155] L'altro, come non avesse inteso lo invito, stava fermo a guardare il verone.

— Coraggio, figliuol mio! qui si parrà la tua fortezza d'animo. Molto io t'ho detto, e più ancora ti resta a vedere.

— Ma come? — disse l'altro, senza muoversi tuttavia. — Egli ardirebbe?....

— Oh bella, e perchè non vuoi tu che egli ardisca, se madonna acconsente? Messer Corrado è da sei giorni alla corte d'Ivrea; ella è rimasta a Torrespina, a cagione di una infermità che non saprei dirti. Nel viluppo delle malattie femminili non ci trova il bandolo nemmanco il demonio. Basta, eccola laggiù, l'inferma! La sua ombra si fa scorgere nel vano della finestra. —

Infatti, era lei; Giovanna si avanzava sul verone, a respirare la fresca aria della notte. Avvicinatasi alla balaustrata, si assise, appoggiò il mento nella palma della mano, e rimase atteggiata per modo che il suo bel volto apparve intieramente rischiarato da un raggio di luna. Su quel raggio per fermo venìa difilato un genio notturno, a baciare quel viso divino, e forse era lo stesso Oberone, che per lei dimenticava Titania e le caste gioie del talamo.

— Come è bella! come è bella! — esclamò uno dei due, tendendo a quella volta le palme.

— Zitto! ecco l'altro che viene. Suvvia! non ti lasciar stregare, e scendiamo nel fosso. —

Così dicendo, il Mèntore, pigliato per un braccio l'amico, lo trasse con sè fino all'orlo del fosso, ove calarono prestamente ambidue, andando a nascondersi dietro uno svolto di muro. Gli era tempo, imperocchè un cavaliere, dalla persona snella e dal [pg!156] pronto passo, giungeva sul ciglio, appunto in quella che i due si appiattavano, e, dopo aver agitata una sciarpa di zendado, spiccava un salto al basso, e correva sotto ii verone.