Frattanto un involto di piccola mole era caduto dall'alto del verone a' piedi di Fiordaliso, e cinque dita raccolte alle labbra della divina ascoltatrice dei suoi versi gli mandavano un bacio. Il cantore era rimasto estatico a raccogliere il bacio; donde avvenne che non si chinasse subito a raccogliere il messaggio, e quando, sparita la dama dal verone, si volse per farlo, una mano traditora già l'avesse ghermito.

Come si rimanesse Fiordaliso al non trovar più l'involto, che pure avea veduto cadersi a' piedi, lascio che vel pensiate voi, o lettori. La luna s'era poco dianzi nascosta dietro un querceto, e l'oscurità non gli dava modo di veder molto lunge; tuttavia, guardando istintivamente dintorno a sè, gli parve di [pg!159] scorgere un'ombra che sgattaiolasse verso lo svolto del muro.

Animoso qual era, trasse incontanente il pugnale e si avventò da quella banda. L'ombra nera gli si fece ritta dinanzi; ei s'avvinghiò rabbiosamente a quel corpo, e giù colpi alla disperata. Ma nulla! la punta del suo pugnale si rintuzzava su quel petto, e migliaia di scintille sprizzavano dagli inutili colpi.

— Chi sei tu? — gridò egli allora, balzando indietro esterrefatto.

— Sempre poeta! — rispose l'altro, ridendo. — Voi già vedete una stregoneria dove non c'è che un giaco di assai buona tempera. Io porto sempre quest'arnese sotto il farsetto, per custodirmi dalle furie dei poeti come voi. La è questa una consuetudine che io vi consiglio del pari, imperocchè adesso potrei rendervi pan per focaccia, e voi lasciar qui la vita come un cane, dopo aver cantata come un cigno la vostra ultima canzone. Una leggiadra ballata, in verità, e se voi mi uccidevate, non avrei potuto darvene quella lode che vi si addice. Bene, per Dio, giovinotto; se tu segui la tua stella (ve lo dirò con un poeta che non l'ha scritto ancora) non puoi fallire a glorïoso porto. —

Fiordaliso tremava a verghe; quella voce stridula e quel piglio beffardo non gli erano ignoti. Ancora non sapeva raccapezzarsi, ma un arcano terrore gli serpeggiava per tutte le vene.

— Messere, — si provò egli a dire finalmente, — voi avete posto mano su d'un involto che non era per voi.

— Nè per voi, messer Fiordaliso, e certo sta meglio nelle mie mani che nelle vostre. Sareste voi per [pg!160] avventura uno di que' giullari da dozzina, i quali vanno attorno, di corte in corte, di monte in piano, a rallegrar le brigate con le loro coble e sirventesi, per farsi pagare di poi?

— Che volete voi dire?

— Che quella borsa, gittatavi da Madonna Giovanna di Torrespina, non è fatta per voi, trovatore di alto grido, vincitore di giostre alla corte di Napoli e armato cavaliero da Ataulfo imperator di Lamagna. Madonna ha fatto gramo giudizio di voi, pagandovi per tal modo un'ora di sollazzo. Voi, nobil cantore, spregiate l'oro e lasciate che ne goda un povero menestrello. Non lo credete? Sono anch'io, ve lo giuro pel re David, nostro santo patrono, un cultore della gaia scienza.... Non del vostro valore, s'intende, non del vostro valore.... Io, a dir vero, non ho ricevuto mai in premio una collana d'oro, come voi, cinque anni or sono, dal vostro signore, dall'amante di quella gentil dama, a cui testè chiedevate un farmaco per il male d'amore.