— Pensa, pensa! — ripetè Raimondo, con accento sarcastico. — E non pensi tu, frattanto, che altri possa trovarsi in una condizione più grave, più delicata della tua.

— Altri?

— Io, per tua norma; io che ho imaginato, proposto e condotto così avanti il disegno che oggi ti spiace.

— Hai ragione, hai ragione; — rispose Filippo, umiliato. — Ma non è poi così avanti, come tu dici. Il signor Anselmo, finalmente, ha ancor da vedere e da conoscere tante cose, prima di accettare la tua proposta. Se egli non è ancora impegnato a nulla, devi crederti tu impegnato a tutto?

— A tutto, sì, proprio a tutto. Vedi qua, una lettera che ho in tasca da tre giorni. Non meriteresti di leggerla; ma oramai è necessario che tu sappia a che punto siamo arrivati. Ecco, e giudica tu. —

Così dicendo, aveva cavato dalla tasca del soprabito il suo portafogli, e ne estraeva una lettera, porgendola tosto a Filippo. L'aperse questi, e incominciò a leggerla sottovoce, fremendo, tremando, balbettando dalla commozione. La lettera diceva così:

Caro Zuliani,

“Vi ho sempre stimato per un uomo di cuore, d'onore, e di buon consiglio. Quello che a voi parve un eccellente partito, era già accettato da me, sempre sotto [pg!196] la condizione che fosse accettato dalla mia cara Margherita. Nondimeno (perdonatelo alla giusta sollecitudine d'un padre, ed anche un pochino alle vecchie abitudini dell'uomo d'affari), nondimeno, avendo necessità di rimanere ancora pochi giorni a Milano per le faccende della Rete Mediterranea, ho voluto prender lingua laggiù. Conoscevo la gente di fama, gente onoratissima, e che a Parma ha lasciato buon ricordo di virtù pubbliche e private. Sapevo da voi che la sostanza, senza essere larghissima, era tuttavia non spregevole, e capace di maggiore incremento. So ora di laggiù che l'erede rimasto orfano in età giovanissima, e avendo dalla carriera militare incentivo a spendere, non ha intaccato d'un soldo il suo patrimonio. Questa è una ragione di gran sicurezza per un babbo, e vale già il doppio, il triplo di ciò ch'egli possiede. Mi resta solo un timore; quello di essermi imbattuto in una perla d'uomo; cosa tanto difficile ai giorni nostri, che mi pare un prodigio, una stranezza. Perchè non mi sembri più tale, debbo ricordare che mi sono pure imbattuto in voi, caro e stimato Zuliani.

“Io partirò giovedì da Milano, ma per far sosta a Padova, dove m'aspetta una seduta della Veneta. Ci ho piccolo interesse, come sapete, ma bastante a farmi fare il viaggio. Sabato mattina, poi, muoverò per Venezia, dove giungerò, come mi promette l'orario, alle 9,50. Venitemi incontro alla stazione, se potete; e non dite nulla alle mie donne, poichè mi spiacerebbe obbligarle ad alzarsi troppo per tempo. Avremo così più agio di ragionare tra noi due, e se Dio vuole avremo presto [pg!197] varata questa nave, ad onor vostro e mio. State sano, ottimo tra gli amici, e credetemi sempre il vostro

“Anselmo Cantelli.„

Filippo Aldini era fortemente commosso; leggeva e rileggeva, guardava e riguardava il foglio per tutti i versi, come se non sapesse staccarsene.

— Scrive da uomo di cuore; — diss'egli finalmente: — e ciò ch'egli dice dei miei vecchi mi tocca l'anima. —

Una lagrimetta, frattanto, gli era spuntata in pelle in pelle.