— D'altri? — ripigliò Raimondo, facendo una vigorosa spallata. — Oh, allora, mio caro, essa non ha male che non si meriti. E tu, se mai, la guarisci. Puoi confidarmi il suo nome? Le parlo io, da onest'uomo. Non puoi? O per caso, non sarebbe questa un'invenzione dell'ultim'ora? Anzi, poichè al vincolo ho accennato io scioccamente, non sarebbe un'invenzione dell'ultimo momento? Io ti conosco da un pezzo; non ho mai veduto nelle tue abitudini nulla di misterioso, o di strano. Non c'è neppur l'ombra di un vincolo, e tu vuoi darmela a bere; non c'è altro che un capriccio pazzo, per tormentare te stesso e chi vuole il tuo bene. Quanto a costui, dico male, non lo tormenti; vuoi farlo bugiardo, vuoi levargli l'onore.
— Questo no! — disse Filippo, fremendo.
— Questo per l'appunto; — ribattè prontamente Raimondo; — è la conseguenza logica del tuo capriccio. Se tu non te la senti di resistere alla vergogna..., l'hai detta tu questo mala parola!... io non resisterò alla figuraccia che m'avrai fatto fare con una famiglia tanto rispettabile; te l'assicuro io.
— Ma che cosa.... — balbettò Filippo, — che cosa vorresti tu fare?
— Quello che un uomo d'onore sa fare, quando per colpa sua, o d'altri, ha perduta la stima della gente dabbene. Non sarà poi un grande sacrificio; — disse Raimondo, con voce improvvisamente mutata, e quasi parlando [pg!199] a sè stesso. — Che famiglia ho io? Non figli a cui provvedere, col desiderio di farli sempre più ricchi; anche la mia vita diviene una cosa inutile e sciocca. Non ti ho mai detto queste cose; ma da un pezzo lo sento. Allegro una volta per indole, ho del mio carattere antico mantenuta la maschera: ma sono nel fondo un disgraziato. Vorrei amare l'universo mondo; e a modo mio non ama nessuno. Mia moglie.... tu la conosci, e sai se l'amo.... mia moglie è malata più che non sembri. Con te, in confidenza, posso dire ciò che ho sempre taciuto: è figlia d'una donna che è morta pazza; mi capisci? pazza. Ed anche lei, nervosa all'eccesso, mi tiene da qualche tempo in continua ansietà. Oggi ride, domani piange. Non so che cosa farei, per quella donna; ma so bene quello che ho fatto.... —
Qui il povero Raimondo faceva la faccia scura; tristi ricordi si erano aggravati sull'anima sua, come un velo denso di nuvoli sulla vetta di un monte.
— Per isposar lei, — continuò, — mi sono persino disgustato con mia madre. Tu vedi bene che la santa donna non viene quasi mai a Venezia, nella città dove è nata! Ella non ha mai potuto perdonarmi questo matrimonio. E neanche la mia Livia, — soggiunse egli, sospirando, — ha mai fatto nulla per disarmarla, per rabbonirla; è così, e non si muta. La mia povera madre, che adoro, la cara donna, l'unica persona al mondo per cui sono ancora un bambino, mi tiene il broncio, mi punisce così della mia disubbidienza. Ho meritato il suo rigore, lo so: ma ero tanto innamorato! E vivevo per l'amor mio, in questi anni; vivevo anche per l'amicizia, che [pg!200] ho sempre creduta una grazia del cielo. Ma tu, l'amico del cuore, ricusi i miei doni. La vergogna.... il capriccio.... il puntiglio!... Io avrò fatto male a correr le poste, già te l'ho detto; ma posso aggiungerti che non le ho corse davvero, se non quando mi hai dato il tuo sì, che oggi ti vorresti riprendere. Pensaci! Come è vero Dio, ti accerto che domattina non andrò alla stazione per incontrare il signor Cantelli, se non potrò portare con me il tuo consenso. Ciò che in quella vece avrò fatto, saprai. Tu mi disonori in faccia a quell'uomo; non sopravviverò a questo colpo. —
Filippo Aldini era allo stremo delle sue forze: il suo cuore si contorceva nello spasimo di un'aspra tortura morale. Fremeva al pensiero del rischio in cui la sua ostinazione precipitava l'amico; e la imagine di Medusa gli si affacciava lumeggiata di sinistri bagliori, nell'ombra.
— Perdonami. Raimondo; — annaspò; — non ti esageri ora il pericolo?
— No; — rispose netto quell'altro. — La lettera di Anselmo ti mostra che cosa pensi egli di me. Quando un uomo è collocato tant'alto nella stima altrui, egli è come la statua rizzata sul suo piedistallo; se casca non c'è rimedio, va in pezzi. Aggiungi che quando io fossi perduto nella stima di Anselmo, ogni relazione d'amicizia e d'affari sarebbe rotta tra noi. Tutto ciò farebbe scandalo tanto più grave, in quanto che, non essendo conosciute le cagioni della rottura, il mondo ne imaginerebbe a sua posta. Vedi a che punti mi condurrai col tuo no. Ma io prego ancora? — gridò Raimondo, inalberandosi tutto ad un tratto. — Dopo ciò ch'io t'ho detto [pg!201] delle mie risoluzioni, sarebbe una viltà continuare. Pensaci! Tu non hai avuto ragioni da oppormi, ed hai sentite le mie. Pensaci! Aspetterò la tua risposta prima di notte. Per darmela meditata e seria, come ho il diritto di esigerla, poichè il cuore non te l'ha subito dettata, devi restar solo colla tua coscienza. Va!