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XIII.
Triste risveglio.
Ma aveva poi parlato Filippo Aldini? Bene lo aveva promesso a lei, sulla sua fede di gentiluomo; ed ella doveva crederlo risoluto, come le era apparso sincero. Quella fiducia si era avvalorata in lei vedendo ritornare a casa Raimondo così profondamente turbato: ma la fiducia si era dileguata oramai, e tanto più facilmente quanto era stato più rapido il trapasso di Raimondo dalla insolita tristezza al buon umore consueto.
Ch'ella si fosse ingannata nei suoi sospetti? Si trattava egli davvero d'una somma di denaro in pericolo? tutto si riduceva egli adunque ad un episodio volgare della vita bancaria, sempre seminata di rischi? In questo caso, bisognava concludere che Filippo non avesse ancora parlato, e che tutto il rimescolo di Raimondo dipendesse da quell'altra cagione, che le era parsa insufficiente a produrlo. Ma allora, perchè aveva indugiato l'Aldini a parlare? Quando aspettava egli a farlo, mentre il farlo era più urgente che mai?
[pg!206] Ah quella lettera! quella lettera, se a lei fosse riuscito di leggerla, le avrebbe dato modo di procedere a più sicure induzioni. Senza dubbio, quella lettera usciva dal banco Zuliani; lo diceva la busta con tanto di bollo; lo diceva la nota calligrafia commerciale del signor Brizzi degnissimo. Ma il foglio che c'era dentro, che cosa portava nelle sue pieghe? proprio la notizia che un debitore non era scappato?
Questi pensieri, tutti intessuti di dubbi angosciosi, dovevano tenerla quella notte ben desta, facendole dar volta ad ogni momento nel suo letto, sotto gl'impulsi d'una febbrile inquietudine. A un certo punto non seppe più trattenersi. Scivolò dalle coltri, indossò la sua veste da mattina e passò nell'abbigliatoio, che separava la sua dalla camera del marito. Muovendo leggera leggera si accostò all'uscio di questa, e stette un pezzo origliando, per assicurarsi che Raimondo fosse ben preso dal sonno. Di solito, quando dormiva, Raimondo dormiva sodo. Ma come fu lunga per lei la fatica di girar la maniglia che teneva chiuso quell'uscio, traendola così delicatamente, così lentamente, che la toppa non avesse a cantare! Raimondo, benedetto lui, non avrebbe sentito neanche il cannone. E finalmente, se si fosse risvegliato, non mancavano pretesti a giustificare l'apparizione notturna di lei. Poteva dire, ad esempio, di essersi turbata, sentendolo parlare, o dolersi in sogno, come alle volte accade. Ma allora, addio lettera: e su quella lettera appunto bisognava metter la mano.
L'uscio era aperto senza rumore, e Livia entrò guardinga nella camera; inoltrandosi alla fioca luce della [pg!207] finestra, arrivò strisciando fino alla spalliera di un canapé, dove ella sapeva che suo marito usava gittare i suoi abiti. Allungò il braccio, palpò destramente, trovò il soprabito, e ficcò la mano nella tasca di petto; ivi sentì il portafogli, e accanto al portafogli una busta. Era quella? A buon conto la prese, e così lieve lieve com'era venuta, si ritrasse, strisciando sul molle tappeto, fino alla camera sua. Là dentro, al lume di una lampadina da notte, guardò ansiosamente la busta. Era proprio quella, col bollo del banco, e la soprascritta già da lei ravvisata. Tosto, con ansia indicibile, e con pari sollecitudine, ne estrasse il foglio, e lo spiegò, accostandolo quanto più poteva al cristallo. Ah! non c'era più da ammirare là dentro la calligrafia commerciale del signor Brizzi; bensì da stupire, e come! davanti ad una mano di scritto meno regolare, senza sfoggio di filetti e svolazzi, tutta personale, asciutta, rigida, e chiara, poi, chiara fin troppo! Filippo aveva dunque parlato? Sì, certamente, poichè egli appunto scriveva.
Ah, bravo! anche la malizia dello scrivere all'amico sotto la copertina del banco? Tutto ciò, ben inteso, per non dar nell'occhio a lei, per guardarsi da una sua indiscrezione. E come aveva dovuto lavorar di fine, per giungere a tanto! Il banco Zuliani si soleva chiudere poco dopo la partenza del principale. Per usare a quel modo della carta del banco e dell'opera del suo segretario, il conte Aldini era andato a scovare il signor Brizzi. Come ciò fosse avvenuto, s'indovinava benissimo: dal Quadri, ove pranzava l'Aldini, al Cappello Nero, ove il Brizzi faceva i suoi pasti, non era lunga la strada.
[pg!208] Queste cose pensò in un baleno; frattanto leggeva il biglietto. Così scriveva brevemente l'Aldini a Raimondo: