[pg!215] — Che! — rispose lei, coll'accento sdegnoso che Raimondo conosceva così bene, e a cui così bene, se non volentieri, si adattava da un pezzo. — Ma si può egli sapere dove corri a quest'ora?
— Non corro, come vedi; vengo a darti il buon giorno. Per uscire c'è tempo ancora; ma volevo esser pronto: il sonnellino d'oro è così traditore, che guai, a fidarcisi! Debbo trovarmi alla stazione intorno alle nove. —
Ella ebbe al cuore un sussulto violento. Non si era dunque ingannata; Raimondo muoveva ad incontrare il Cantelli. Ma volle averne l'intiero da lui.
— Alla stazione! — ripetè, simulando un alto stupore. — E perchè?
— Sai, arriva questa mattina l'amico Anselmo; — rispose Raimondo.
Non le diceva nulla ch'ella già non sapesse: pure il sentirselo confermare da lui, le diede una stretta dolorosa.
— Ah! — esclamò con accento sardonico. — Sempre per quel matrimonio!
— Ma sì; — diss'egli, stropicciandosi le mani. — Oramai siamo alle porte coi sassi.
— Davvero? — ripigliò la bella sdegnosa. — E si contenterà di quattro sassi sul parmigiano, il babbo dei sette milioni?
— Si è già contentato, mia cara; egli viene soltanto per conoscere il suo futuro genero. Quanto agli interessi, — concluse Raimondo, — avevamo già tutto combinato in questi giorni per lettera. —