— Ah, per l'anima mia! — ruggì, più che non gridasse, il disgraziato Zuliani.
E non voleva più veder altro; il demone della gelosia lo mordeva al cuore; lo torturava l'orgoglio ferito; lo straziava l'amore umiliato. Ma se non fosse vero niente? Se gli occhi suoi avessero traveduto? E leggeva ancora, leggeva con rabbia crescente, cercando invano il segno della innocenza di lei, come della sua propria follìa, e cacciandosi sempre più profondo il ferro nella piaga. [pg!220] Apriva buste, e le gittava sul tappeto, scorreva foglietti e cartoncini, che si venivano l'un dopo l'altro spiegazzando tra le sue dita convulse; ruggiva, intanto, con la schiuma alla bocca e gli occhi iniettati di sangue. Così trangugiato sino alla feccia il suo calice di amarezze, stringendo i fogli maledetti nel pugno, tremando tutto di vergogna e di collera, balbettando parole sconnesse, si volse e andò minaccioso verso il letto.
Ella era là, poggiata sul gomito, con gli occhi sbarrati, e rideva, rideva d'un riso spasmodico. Ma tosto gettò un grido, e diede in uno scoppio di pianto.
— Uccidimi! uccidimi! — mormorò tra i singhiozzi. — Almeno non inganni più te, nè altri, il miserabile! Uccidimi, Raimondo! Amerò la morte, se mi viene da te. —
E già Raimondo si scagliava su lei, con gli occhi fiammanti e con le mani levate.
— Tu.... disgraziata.... — proruppe, ma non potendo dir altro.
Le parole gli gorgogliavano nella strozza; ed anche i pensieri si agitavano confusi nel suo cervello. Guardò la disgraziata, che ansante e palpitante, riarsa dalla febbre, con atto disperato protendeva il collo verso di lui, come implorando la stretta fatale; mise un urlo di fiera, quasi volesse coll'urlo stimolarsi a vendetta; ma le sue mani levate a minaccia non si aggravarono su lei: una forza arcana combatteva i suoi feroci propositi, trascinandolo indietro.
— Tu.... disgraziata, — ripetè allora, in uno sforzo supremo, — vivi colla tua onta, se puoi. Non macchierò le mie mani nel sangue di una donna. —
[pg!221] Ella si era precipitata dal letto, avvinghiandosi alle ginocchia di lui.
— Una disgraziata, sì, hai detto bene; — gemeva. — Uccidimi! uccidimi! —