Rispose egli alla preghiera con un gesto sdegnoso; e poco potevano trattenerlo le braccia di lei. Cacciati in tasca i fogli spiegazzati, dei quali aveva già fatto nel colmo dell'ira un batuffolo, afferrò i polsi di lei, premendo così forte, da strapparle un grido d'angoscia, e da costringerla tosto, sebbene riluttante, ad aprire le palme.

— Va! — disse ancora, respingendola a tutta forza, per modo ch'ella andò riversa sul pavimento.

Fu quella l'unica violenza usata da Raimondo Zuliani contro la donna che lo aveva così crudelmente ingannato, e più crudelmente levato d'inganno.

Si rialzò la misera Livia sulle ginocchia, supplicando. Non diede ascolto Raimondo, e fuggì.

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XIV.

È il destino!

Livia era rimasta spossata, fisicamente e moralmente spossata, inerte il corpo, inerte la mente. Soltanto dopo un tratto di tempo, cedendo alla sensazione del freddo che la coglieva così discinta com'era, macchinalmente si trascinò fino alla sponda del suo letto, tante volte abbandonato nel corso di quella notte dolorosa; ma fu grande fatica per lei, a ridursi sotto le coltri. Aveva bisogno di riposo; e l'ebbe la persona, non l'anima, pur troppo; non l'anima, che, ravvivata da un ritorno di calore alle membra, non poteva egualmente rinfrancarsi in una serie di quieti pensieri e d'imagini liete.

Dio, che cosa aveva ella mai fatto! Cessate il parossismo della febbre, sentiva allora, riconosceva finalmente tutto l'orrore dell'atto dissennato, commesso in una crisi nervosa. Il suo male! “Mia madre è morta pazza„, aveva ella detto il giorno innanzi a Filippo. E così fosse morta pur lei, che aveva parlato in un vero accesso di follia, e viveva, povera carne sofferente, disdegnata in [pg!223] mal punto da chi avrebbe dovuto farle la carità di una stretta alla gola, che finisse in lei ogni rimorso, ogni spasimo. Ed ora, quante rovine intorno a lei! e fatte nella pazzia d'un istante da lei! Così quando un fiume si gonfia, infuria e straripa; dove già si stendevano campi ubertosi, suscitando speranze di popolo onestamente operoso, tutte in un subito le speranze svaniscono; vanno perdute, col terreno sconvolto e colle piante sradicate, le care promesse di un viver modesto ma sicuro; e i tetri fantasmi degli anni squallidi, che seguiranno al disastro d'un giorno, si levano minacciosi su sterili lande, spogliate d'ogni cosa, fuorchè di rena e di sassi.

Finita in ugual modo la pace signorilmente lieta del palazzo Orseolo; finite le gaie conversazioni, le fastose comparse ai balli, ai teatri, alle pubbliche feste, dove la felicità dei trionfi ottenuti luccicava nel volto, mentre l'invidia doveva esprimersi in sorrisi a fior di labbro, o consumarsi in sè stessa e tacere. In quella vece, oramai, le ciarle assassine del mondo elegante, i sogghigni maliziosi del salotto, gli scherni del crocchio; lei, finalmente, su tutte le bocche, e il suo caso diventato la favola della città.