Orribile idea! E quell'altro? Ah, solo pensando a quell'altro, ella s'irrigidiva nel suo amor proprio offeso, nel suo orgoglio ferito, e poteva sentirsi non del tutto pentita. Quella grande rovina involgeva anche lui. Certo, dopo il suo triste risveglio, Raimondo Zuliani non avrebbe più mosso un dito per la felicità di quell'uomo.
Frattanto la casa taceva, come se fosse incantata, o i [pg!224] servitori temessero tutti di farsi vivi col più lieve rumore. Avevano sentito qualche cosa del terribile colloquio? Forse sì, forse no: ad ogni modo, non era quello il momento di darsene pensiero. La gente di servizio è poi così avvezza a certe scenate padronali, in una casa o nell'altra! Ne bisbiglia discretamente, e tacitamente conchiude: “i vizi dei signori!„ godendone anche un pochino in cuor suo. Il pane che si mangia servendo, non può sgradire questi condimenti, che lo rendono più saporito. Ma infine, che importano i suoi commenti, fossero anche malevoli? La gente di servizio ha l'obbligo di fare l'ufficio suo e tacere, mostrando negli atti di non aver nulla sentito. E per intanto non si sentiva di alcuno nè la voce nè il passo.
Ma infine quel gran silenzio fu rotto da una scampanellata all'uscio di casa. E poco dopo il Giovanni batteva delle nocche sull'uscio della camera, chiedendo il permesso di aprir l'uscio a mezzo, per gittar dentro poche parole. Annunziava una visita. E come una visita a quell'ora? Ma era il signor Brizzi, che domandava per grazia di veder la signora.
— Debbo dirgli che è ancora a letto? — chiedeva il vecchio servitore, quasi precorrendo la risposta.
— No no; — rispose in quella vece la signora Zuliani, — fatelo entrare nel salottino; mi vesto in fretta, e vengo. —
Ella indossava ancora (e se ne avvide in quel punto) la sua veste da camera, tutta discinta, ed anche malamente gualcita dai moti incomposti, dai tramutamenti irrequieti d'una notte febbrile. Ma questo era il menomo [pg!225] guaio; e pel signor Brizzi, che era quasi della famiglia, poteva passare anche un po' di scompiglio nell'assetto mattutino. Raccolta la veste al seno, gittato uno sciallettino intorno al collo, la signora Livia si ravviò alla meglio i capelli davanti alla specchiera, e passando rasente allo stipo, non senza un brivido per l'ossa, ne rialzò e richiuse lo sportello a ribalta, ch'era rimasto calato; indi frettolosa si avviò nel salottino, dove il signor Brizzi aspettava.
Il pover uomo era tutto sconvolto, contraffatto nel viso, tanto ch'ella, al vederlo in quello stato, tremò di qualche nuova disgrazia.
— Signora.... signora.... — balbettò egli, muovendole incontro, — che cos'è avvenuto stamane? Io veramente, non dovrei farmi lecito.... Ma il caso è così grave!...
— Grave! — esclamò la signora. — Che cosa è accaduto di grave? Mi dica Lei, signor Brizzi.
— Il signor Raimondo, — riprese egli allora, — il signor Raimondo.... che doveva andare alla stazione per le nove, non è andato. —