Un sorriso sarcastico sfiorò le pallide labbra di Livia.
— Ah, non è andato! — diss'ella. — Come lo sa?
— Lo so, perchè il signor Raimondo è venuto al banco una mezz'ora fa, proprio quando avrebbe dovuto prendere la via della stazione. Ella sa che il banco non si apre mai prima delle dieci. Ma io, questa mattina, c'ero andato per tempo, volendo spacciare con più calma un lavoro urgente. Stavo scrivendo, quando sentii cacciare una chiave nella toppa e subito aprirsi l'uscio. Mi alzai, corsi a guardare in sala; era il principale. Molto [pg!226] alterato in faccia, si avvide appena della mia presenza: lo salutai, mi rispose a stento. Notavo frattanto che con questo freddo egli era vestito alla leggera, in soprabito. Gliene dissi; mi fece una spallata, rispondendo: “ho caldo, molto caldo„. Feci qualche domanda, parendomi che non dovesse star bene; ma egli ripigliò spazientito: “Brizzi, lasciatemi stare, debbo scrivere una lettera„. Non fiatai più, e mi trassi indietro, ma senza uscir dalla stanza, non perdendolo d'occhio. Appena seduto, aveva incominciato a scrivere, ma senza venire a capo di nulla, gettando foglietti nel cestino, l'un dopo l'altro, appena incominciato a vergarne una o due righe. È in collera con qualcheduno, pensai; si scrive male, quando si è agitati: Veduto che uno di quei foglietti, gittato via con atto d'impazienza, era volato fuor della bocca del cestino sul pavimento, mi chinai a raccoglierlo per collocarlo al suo posto. Avrò fatto male, signora; ma gli occhi mi corsero allo scritto, che incominciava così: “Signor Conte„. —
La signora Zuliani aveva inarcate le ciglie; un tremito la prese al cuore, diffondendosi tosto per tutte le membra. Nondimeno, ella si contenne ancora.
— E nient'altro? — domandò.
— Nient'altro; — rispose il signor Brizzi. — Forse in qualche altro foglio ci sarà stato di più. Dopo alcuni minuti di quel vano lavoro, osai interromperlo, e riparlargli del suo abito troppo leggero, offrendogli di mandare a prendere il suo pastrano. “Sì, mi disse, mandate a casa il fattorino. E lasciatemi stare, ho da scrivere questa lettera.... parecchie lettere; se voi mi state qui [pg!227] sempre alle costole, non riesco a far nulla; non vedete che ho il cervello in fiamme?„ Chiesi umilmente scusa, e per quella volta mi ritirai davvero. Il fattorino del banco non era ancora arrivato; così mi sono arrischiato a venir io, anche per chiedere a Lei che cosa può essere accaduto, da metterlo in questo scompiglio.
— Signor Brizzi, Ella è un amico.... — disse la signora.
— E come! Ella lo sa; vecchio, sincero e fidato.
— Bene! Ad ogni modo, o prima o poi, dovrebbe sapere ogni cosa. Son certa anzi che Raimondo si confiderà a Lei prima che ad altri. Sappia dunque che c'è stato tra lui e me un gravissimo alterco. Finiremo, ne son certa, con una separazione. Ma Ella, prego, non ne fiati con anima viva.
— Si figuri! — gridò il signor Brizzi. — I segreti di casa Zuliani mi son più sacri dei miei. Ma speriamo che non sia il caso, per un semplice alterco, di giungere a quella estremità. —