Oramai il signor Brizzi aveva capito ogni cosa. L'alterco gravissimo colla moglie, onde il suo povero principale era uscito così stravolto dall'ira; la lettera al “signor conte„ ch'egli non poteva tirare innanzi, tanto era agitato; erano quelli i due capi di una catena, che raccostati offrivano la chiave di tutto l'occorso, specie a chi già conoscesse un certo segreto di casa Zuliani. Ahimè, quello era a conoscenza di troppi; vero segreto di Arlecchino, come tanti e tanti altri d'ugual genere nel nostro povero mondo; così facilmente, di leggerezza in leggerezza, d'imprudenza in imprudenza, lasciamo indovinare [pg!228] i fatti nostri più intimi a tutta una turba di sfaccendati, in ogni città che non sia Londra o Parigi! Ed anche si può rinunziare a queste eccezioni, chi pensi che Londra e Parigi non debbono sfuggire neppur esse a certe piccole noie, essendo anche laggiù il mondo elegante e il mondo pettegolo nelle istesse condizioni di buon vicinato, ed esercitando i loro disutili uffici in una sfera piuttosto ristretta, come in tante altre città di minore importanza. Di quel segreto d'Arlecchino il povero signor Brizzi si era sempre doluto in cuor suo, poichè egli amava molto il suo principale, e non era mai stato senza timore che un giorno o l'altro gliene giungesse un cenno all'orecchio. Era un segreto, quello, da non metterci bocca; e cercava, se fosse stato possibile, di dimenticarlo egli stesso; per intanto non permetteva che davanti a lui qualche amico imprudente vi facesse la più lontana allusione.

— Comunque sia, — rispondeva la signora Zuliani, la cui fede era certamente men salda che non fossero le tenui speranze del suo pietoso interlocutore, — il vivere insieme è impossibile. Ella veda frattanto, mio buon signor Brizzi, se può avere qualche altra notizia, che mi giovi di conoscere, nello stato in cui siamo, di aperta rottura. Chi sa? Egli vorrà bene confidarsi con Lei. E a me deve importare moltissimo che si confidi con Lei, anzichè con altri, che sia meno amico di ambedue; non le pare? —

Il signor Brizzi, che era tutto cuore, promise assai volentieri. Se il signor Zuliani, com'era da credere, si fosse aperto delle proprie tristezze con lui, certamente [pg!229] egli avrebbe raccomandato calma e prudenza. Gran cose, la prudenza e la calma; quanti malanni non hanno esse evitati! E ciò senza contare che le famiglie non debbono mettere i loro dissapori in piazza; perchè la gente ne ride, e tra le risate della gente se ne va il loro buon nome, il credito, il rispetto, l'onore, tutto ciò che è più geloso, e dovrebb'esser più sacro per noi.

Con questi ed altri simiglianti discorsi, l'ottimo Brizzi prese commiato dalla signora Zuliani. A lui si accompagnò, recando il pastrano del padrone, il vecchio Giovanni; quel povero “paron Nane„ che pur troppo non doveva aspettarsi la ripetizione della faceta apostrofe con cui dodici ore innanzi era stato salutato.

Ritornata nella sua camera, la signora Zuliani si vestì in fretta e furia, poco o punto giovandosi dei troppo lenti uffici di Giustina, la sua cameriera.

— Andate piuttosto a vedere se Giovanni è tornato; — le disse. — Appena arriva, mandatelo qua. —

Il vecchio servitore giungeva proprio in quel punto, e fu tosto avvertito del comando di lei.

— Avete fatta la commissione? — gli chiese.

— Sì, signora.

— E veduto il padrone?