— Sì, io; — rispose ella, entrando nello studio. — Datemi ospizio per due minuti. So bene che vi annoio....
— Annoiarmi, no; — fu pronto egli a rispondere. — Ma voi intenderete il mio stupore; dopo ciò che avevo promesso ier l'altro, e che ho fedelmente eseguito, ma senza ottenere nulla da lui.... lo saprete bene....
— Io non so nulla; — interruppe la signora. — Ho potuto credere in quella vece che non abbiate voluto resistere fino all'ultimo.
— Fino all'ultimo! — ripetè Filippo, con voce impressa di orrore. — L'ultimo... era il suicidio di vostro marito. Me lo aveva minacciato, poichè il mio rifiuto lo disonorava, dopo l'impegno assunto col banchiere Cantelli, ed egli non voleva sopravvivere al suo disonore. Così sono stato debole, così ho ceduto, signora. —
Quelle parole la scossero. Ricordò le frasi del biglietto di Filippo Aldini; ricordò la nera tristezza di suo marito, in attesa di quel biglietto, e il suo mutamento repentino appena lo ebbe ricevuto. Tutto ciò si accordava con le parole di Filippo. Ma ella non era disposta a convenirne; e neanche era tempo da confessarsi in colpa; ben altro aveva ella da dirgli.
— Lasciamo le dispute vane; — replicò, — e le lagnanze e le recriminazioni, egualmente vane. Il mio orgoglio [pg!233] non ne farà; il mio sdegno si è abbastanza saziato. Sono venuta per dirvi ch'egli sa tutto. —
E cadde, così dicendo, sul divano dello studio, ove si tenne rannicchiata, colle palme raccolte intorno agli occhi, non osando levarli a guardare l'effetto che le sue parole producevano in lui.
Filippo era rimasto fieramente colpito. Istintivamente aveva recata una mano al cuore, come se lì avesse ricevuta la punta mortale. Anche intorno a lui, quante rovine in un tratto!
— Sa tutto! — ripetè, dopo un istante di pausa. — In che modo?
— Io gli ho date le vostre lettere.