— Le mie lettere! Non le avete bruciate?
— No; vi amavo.... non potevo obbedirvi. Ora il male è fatto; e irrimediabile, non è vero? — soggiunse la signora, accompagnando la frase d'un amaro sorriso. — Vengo ad avvertirvene, per un senso di misericordia, che ho ritrovato ancora in fondo al mio cuore. Badate a voi, conte; non v'incontrate con lui in questi momenti.
— Grazie, — rispose Filippo, sorridendo più amaramente di lei. — Ma come evitarlo?
— Fuggendo.
— Io?... lo pensate?... io fuggire?
— Ma non c'è altro scampo; — diss'ella. — Se egli vi cerca, e al primo incontro vi ammazza.... come un ladro del suo onore?
— Sarà nel suo diritto, ed avrà fatto bene; — conchiuse Filippo, alzando la fronte, che fino allora, sotto la sensazione del colpo doloroso, aveva tenuta abbassata.
[pg!234] Non c'era nulla da rispondergli; e la signora Zuliani non rispose parola. Filippo Aldini aveva errato; riconosceva il suo fallo, senza voler sottilizzare, senza voler distinguere come e fin dove si potesse creder suo; era disposto a pagarne la pena; non gli si poteva chieder di più. Egli, a buon conto, accettando il suo destino, si sentiva libero una volta per sempre, intieramente padrone di sè.
— Molto male, — ripigliò allora, con accento grave, ma tranquillo, — molto male avete fatto, signora. E adesso, poi, mi avrete gittato quell'uomo sulle braccia, per venirmi a consigliare una viltà? Pagherò il mio debito da gentiluomo, se il signor Zuliani vorrà, come io finalmente penso contro la vostra supposizione, rifarsi con armi e forme da gentiluomini; ed anche lo pagherò, posso prometterlo, da uomo di cuore, che conosce i suoi torti. Se dunque è un bersaglio, quello che vuole, egli ne ha il diritto, e lo contenterò.
— Ed egli vi ucciderà egualmente.... — ribattè la signora.