Ella non aveva più parole, nè volontà per opporsi; obbediva alla esortazione di Filippo.

— E badate; — soggiunse egli, prima di richiudere la vetrata alle spalle di Livia; — serrate voi l'uscio, mentre io vado ad aprire di là. —

Livia era sparita, e la vetrata richiusa. Filippo andò all'uscio padronale, lo aperse e si trovò davanti a Raimondo Zuliani, che già stava per dare una terza strappata.

Filippo aspettava una coppia di padrini, per verità, ma anche, tra varii casi possibili, aveva preveduto quelle di ricever la visita di Raimondo Zuliani. Perciò non fece atto di grande stupore, vedendolo. Soltanto, doveva fingersi ignaro della cagione che gli faceva capitare in casa l'amico, a quell'ora. Da chi, infatti, poteva egli essere informato di ciò che era avvenuto al palazzo Orseolo, quella stessa mattina? Ma egli, per contro, non poteva mostrarsi lieto nell'aspetto, come sarebbe stato naturale, alla vista del suo amico migliore. Si tenne dunque a mezz'aria, e il suo atto di temperata maraviglia non prese colore da nessun sentimento di sciocca allegrezza, o di inopportuna alterigia.

[pg!236] — Ah! — diss'egli, sforzandosi di parer tranquillissimo. — Tu qui?

— Sì, io qui; — rispose Raimondo, con misurata gravità. — E siamo soli, per parlare liberamente?

— Solissimi; entra pure di qua. —

Non era vasto il quartierino di Filippo Aldini. Il suo studio era anche la sua sala di ricevimento. Raimondo fu dunque introdotto nello studio. Egli era serio nell'aspetto, anzi severo ed accigliato; ma non più stravolto, non più contraffatto, nè irrequieto, come lo aveva veduto due ore prima il signor Brizzi. In quelle due ore passate nel suo banco, Raimondo Zuliani aveva avuto tempo di padroneggiarsi abbastanza. E perchè poi, sarebbe egli durato nell'agitazione dei primi momenti? Niente val più d'una risoluzione fatta, sulla quale non si deve più ritornare, per render la calma necessaria agli spiriti dell'uomo. Egli si era tanto padroneggiato, da poter pensare a parecchie cose più o meno urgenti della giornata, da lasciar ordini per alcune operazioni bancarie, e da incaricare il signor Brizzi d'una gita all'albergo Danieli, per far le sue scuse al signor Anselmo del non esser egli potuto andare alla stazione, e dirgli che sarebbe andato a riverirlo più tardi. Non aveva egualmente potuto scrivere la sua lettera al “signor conte„; ma non già perchè gli si fossero schiarite abbastanza le idee. Troppe cose, aveva finalmente pensato, troppe cose gli sarebbe stato necessario di scrivere. Capitava egli in persona, per dirle al “signor conte„. Le cose d'un certo rilievo, si sa, vengon più facili a voce, che non per iscritto.

Entrò nello studio, adunque; e appena fu entrato, fece [pg!237] egli da padrone di casa. Era una cosa da nulla; ma si poteva argomentarne subito la gravità del colloquio.

— Siedi; — aveva egli detto all'Aldini.