Filippo aveva obbedito.
Oramai, si sentiva ridotto allo stato d'una macchina, in piena balìa di quell'uomo. Raimondo Zuliani agitò un tratto il cappello, perchè il caso disponesse i biglietti a sua posta.
— Ed ora, — riprese, — cavane uno.
— Perchè?
— È vero, debbo dirti il perchè. Il nome estratto dirà chi di noi due dovrà morire, in un termine stabilito di tempo. Metto il termine a sessanta giorni, da oggi. Ti parrà forse troppo lungo; — soggiunse Raimondo; — ma ti dirò poi perchè sia necessario. —
Filippo esitava sempre; ed allora più che mai.
— Raimondo! — gridò con accento supplichevole.
Ma quell'altro era implacabile.
— Hai dunque paura? — gli chiese.
Filippo Aldini si rizzò tosto sulla persona, con tutto l'orgoglio del sangue antico, con tutto l'ardore della sua [pg!244] gioventù, con tutta la fierezza dei freschi ricordi d'una vita onorata.