— Ma il colpevole sono io: perchè pagheresti tu, con la vita, per una colpa non tua? —

Raimondo fece un gesto di sublime rassegnazione; e l'accompagnò di un mesto sorriso.

— Caro, — rispose, — è la giustizia del cielo; cieca come quella degli uomini! Ma no, — soggiunse tosto, ravvedendosi, — dico male; non cieca. Guardandoci bene, non è piuttosto, da dirsi avveduta, quella di lassù, e cauta, e provvida, come l'altra di quaggiù non sarà mai? Pensaci; come potrei viver più io, se anche m'avesse favorito la sorte? — aggiunse Raimondo, rabbruscandosi in volto. — Tanto la mia sentenza era scritta; non mi avevi ucciso tu già nei miei due sentimenti più vivi e più sacri, l'amicizia e l'amore? — Va, dunque, e lascia che il destino si compia. Quanto a te, sei punito abbastanza; dal tuo rimorso, anzitutto, a cui credo.... Che è ciò? — chiese egli, interrompendosi a mezzo del sua triste discorso, e volgendo gli occhi verso la vetrata di fondo, nella parete di sinistra.

[pg!246] Era venuto di là un piccolo rumore, breve e leggero, ma secco, come di serratura delicata, ove una stanghetta a colpo avesse battuto nella bocchetta, per chiudere un uscio. Anche Filippo lo udì, ricevendone una scossa molesta; ma non poteva mostrare di averlo notato.

— Che cosa? — domandò egli a sua volta, fingendo di non intendere il perchè di quella interruzione.

— Un rumore di là; — disse Raimondo.

— Di là? C'è un anditino; — replicò Filippo; — e la camera del servitore. Ma il servitore, di giorno, non c'è. —

Avrebbe potuto dire che il servitore non c'era neanche di notte, e che al governo del suo quartierino bastava una persona di mezzo servizio. Ma a tanta abbondanza e sincerità di ragguagli non era neanche obbligato. Bene sentì l'obbligo di assicurare il suo ospite, andando ad aprir l'uscio a vetri, ed anche di entrare nell'andito, per poter dire, tornando, che infatti non c'era nessuno; onde il rumore udito da Raimondo poteva credersi effetto di un fenomeno acustico d'una risonanza da camere e scale del vicinato. Il signor Zuliani, del resto, non si trattenne a pensarci più oltre, dovendo ritornare al fatto suo; il quale, per allora, si mutava nel fatto del suo avversario.

— Ed ora, — diss'egli, — la prima parte è assestata.

— Ma no, Raimondo, ma no! — gemeva ancora Filippo Aldini.