Quell'altro non voleva sentire piagnistei. Lo saettò d'un'occhiata severa, e riprese:

— Ai patti, ai patti, e non mi seccare. Queste ragazzate non sono degne di te, nè di me. Rimane da assestar la seconda; quella del tuo matrimonio.

[pg!247] — Ah sì, proprio quello! — esclamò Filippo, tentennando la testa.

— Quello, infatti; — ribadì l'altro, inflessibile. — E mi preme, perchè c'è impegnato il mio onore. Ricorda ciò che ti dicevo ieri; niente è mutato nella mia condizione delicatissima rispetto ad Anselmo Cantelli. Dunque, stammi a sentire; senza interrompermi, il che mi annoierebbe; senza opporti al mio volere, il che mi offenderebbe, e sarebbe una giunta crudelmente inutile.... a tutto l'altro che sai. —

Filippo s'inchinò senza proferir parola; e Raimondo pacatamente seguitò:

— Anzitutto, niente traspiri di ciò che è seguito tra noi. Anselmo è arrivato stamane; e proprio nel punto buono! Ma io debbo mantenermi fermo nella proposta, ch'egli ha accettata, e per cui egli è venuto. Anselmo è il re dei galantuomini; non merita d'esser trattato alla leggera, e molto meno di essere canzonato da noi. Tu dunque, sposerai Margherita. Sicuro, poichè non è toccato a te il cattivo numero, la sposerai. Andrò oggi sulle quattro al Danieli; già mi sono fatto scusare, della mia assenza alla stazione, dal Brizzi; dal Brizzi, che ho pure mandato a casa.... mia.... — e qui Raimondo fece la pausa e l'atto di chi ingoia sforzatamente un amaro boccone, — a casa mia, dico, per avvertire che non sarei andato a far colazione, ma soltanto m'attendessero a pranzo. Così, vedi, tra le quattro e le sei avrò finito di combinare ogni cosa con Anselmo, e tu potrai fare questa sera la tua visita solenne, che io avrò debitamente annunziata. Ci sarò anch'io, per farti da padrino.... o da padre. Ti va? —

[pg!248] Filippo aveva le lagrime agli occhi.

— Ti ho ascoltato devotamente; — rispose. — Sei un eroe. Ma se tu volessi dimenticare ciò che si è fatto qui, dianzi!... —

Raimondo fece una spallata, in atto d'impazienza e di sdegno.

— Ma non l'hai capito ancora, che questo è impossibile, assolutamente impossibile? Io, prima di tutto, non sono un eroe. Se fossi, non ti avrei neanche invitato al giuoco di poco fa. Era il resto dell'ira, che bisognava sfogare. Ma bada, dell'andarmene da questo mondo bugiardo, non sarà stata cagione la sorte d'un bigliettino estratto in vece di un altro. Credilo, Aldini; sono caduto da troppa altezza d'illusioni, e la vita mi è un peso insopportabile. Sarei già fuori di pena, se non fosse che voglio uscirne bene, da persona pulita. Tu, certamente, sei stato la cagione di tutto, cagione immediata, per altro, e vicina; prima e lontana cagione furono le mie sciocche illusioni. Che ci vuoi fare? Sono andate al diavolo; ci restino. Dopo tutto, tu non hai fallito senza complici; e la tua complice io l'ho amata. Chi sa?... forse l'amo ancora; ed è questo il pensiero che mi rende feroce, odioso a me stesso. Sia dunque finita così, come ho deciso. Me ne andrò, dopo che il tuo matrimonio sarà compiuto. Mi sei debitore di questo sacrifizio.... se proprio ti sembrerà tale. E lagnati ancora! Infine, sacrifizio, o no, fermo ai patti, e rispetta l'onor mio, dove ancora è possibile. —