— Vediamo di contentarti; — ripigliò Margherita, facendo uno sforzo visibile, per padroneggiare la sua inquietudine. — Viene da lui, la difficoltà?
— Non da lui; egli ti ama pazzamente.... disperatamente...
— Allora, son tranquillissima; — diss'ella, respirando. — Vedi che effetto produci, con un paio di avverbii? — aggiunse tosto, ridendo. — Sono una donna forte più che tu non creda, e poco mi basta a farmi riavere, purchè quel poco sia buono....
— Ed abbondante; — conchiuse il signor Anselmo, ridendo più gustosamente di lei.
— Sentiamo dunque; — ripigliò Margherita. — Donde viene la difficoltà a cui accennavi?
— Da un caso spiacevole di cui egli non ha colpa veruna, e che mi ha dovuto raccontare, confessandosi a me.
— Se egli si è confessato a te, la sua confessione era sicuramente per me. Dunque, sentiamo tutto. —
Tutto! Faceva presto a dirlo, quella cara figliuola. Il babbo impacciato non ne disse neanche la metà. Nondimeno, ce ne fu d'avanzo per lei, quando ebbe sentito brevemente del vecchio errore, dei pronti rimorsi, delle oneste esortazioni, che erano sembrate efficaci per rimetter quell'anima in pace, ma che tutto ad un tratto, in quei giorni, avevano perduto ogni forza. Non era divampata da capo una fiamma d'amore, che più non poteva davvero, e che ad ogni modo non avrebbe trovato propizio il terreno; era stato un incendio di orgoglio offeso, di collera [pg!281] feroce, all'udire che un certo matrimonio era imminente, e che Raimondo Zuliani sarebbe andato quella mattina alla stazione per aspettare l'arrivo d'un padre, d'un padre già persuaso di quelle nozze e dispostissimo ad affrettarle. Qui, in breve spazio di tempo tutta una rovina, un precipizio di cose; la donna, vera furia scatenata, che scopre sè stessa al marito, per nuocere altrui, anche a suo rischio di vita, e sempre poi a suo danno; il marito che corre a chiedere ragione all'amico traditore, ma precorso dalla donna impazzita, che va a dare avviso della commessa follìa, ed anche a consigliare la viltà d'una fuga, avendo appena il tempo di trafugarsi lei in un andito, presso un uscio segreto, donde ascolta il colloquio terribile tra i due uomini ch'ella ha messi l'un contro l'altro, e donde si ritira anche male, imprudentemente facendo rumore nel chiudersi l'uscio dietro alle spalle; onde avrebbe potuto accadere di peggio, se il signor Zuliani, sospettando il vero, fosse corso ad inseguire quella donna nella scaletta di servizio.
Margherita ascoltava fremendo la rapida esposizione di quel viluppo di casi. E più doveva farla fremere il racconto di ciò che era seguito tra i due, così posti di fronte. Raimondo Zuliani era l'offeso; dettava egli le condizioni della sua vendetta; imponeva la sua volontà, con un duello alla sorte. La sorte aveva favorito l'Aldini; lo Zuliani perdente, doveva uccidersi entro un termine di tempo già stabilito tra loro. Ma egli, da galantuomo, confessava al suo avversario che si sarebbe ucciso egualmente, vincendo, poichè aveva perduta la sua felicità con tutte le illusioni della sua vita. Amava ancora, [pg!282] pur disprezzandola, quella donna infedele, che già era stata cagione del suo dolore più acerbo. Per far sua ad ogni costo quella donna, il poveretto aveva perduto l'affetto di una madre adorata.
— La signora Adriana che vive a Belluno; — disse Margherita, ricordandosi. — Infatti, veneziana com'è, non si lascia più vedere a Venezia. Si vede ora che conosceva bene la sua futura nuora. Povero signor Raimondo! Ed è tanto un brav'uomo!