— No, questo, no. Ma siete prudenti in un certo modo, voialtre donne; e prepotenti, poi!... Insomma, farai quel che vorrai. —
In quel punto venne un cameriere ad annunziare la visita del signor Raimondo Zuliani.
— Ditegli che passi; — rispose il signor Cantelli.
— Ed io, babbo, passo di là, per iscrivere ancora una lettera; poi vengo da voi. —
Leggera leggera, la fanciulla si trafugò nella camera attigua. Aveva già richiuso l'uscio, quando il signor Zuliani entrò nel salotto.
Raimondo era calmo nell'aspetto, quasi severo. Gran forza di volontà in quell'uomo, che la sventura aveva così duramente percosso! Si sarebbe mostrato anche ilare, se non avesse dovuto dare, a scusa della sua assenza mattutina all'arrivo di Anselmo, poco liete notizie della sua signora. Nervosa all'eccesso, la sua Livia aveva sofferto nella notte un potentissimo assalto del suo male, restandone molto abbattuta. Era a letto, naturalmente, e n'avrebbe avuto per parecchi giorni. Egli intanto, rinnovate le sue scuse, ringraziava caldamente l'amico di esser venuto alla chiamata, e di mostrarsi tanto disposto ad accogliere il suo disegno. Gli premeva di esser egli l'autore [pg!286] della felicità di un carissimo giovine, che avrebbe presentato quella sera ad Anselmo Cantelli. Un gentiluomo perfetto, quel conte Aldini, un'anima grande, un cuor d'oro, degno di Margherita, almeno in quel modo e in quella misura che un uomo poteva esser degno di un angelo. Ed anche a questi patti, poteva l'angelica creatura esser certa di non trovar fallo presente in quell'uomo. Tutti si è stati giovani, conchiudeva Raimondo, e qualche antica debolezza, com'egli aveva avuto l'onore di dire alla signora Eleonora dopo l'imprudenza di un certo discorso leggero, non doveva assolutamente contare.
— Acqua passata non mácina; — disse il signor Anselmo; — e poi, bisogna sempre passarne qualcuna, pensando che l'uomo è nato cacciatore. La mia figliuola non ha poi badato molto ad un discorso che voi volete pur ricordare, mio caro Zuliani, dicendolo anche leggero, mentre infine esso non usciva dai limiti delle chiacchiere da salotto, urbane sempre e graziose. E dopo tutto, la mia Margherita, senza essere un angelo, come voi avete la bontà di chiamarla, è una donna forte, ve l'assicuro io, una donna forte.
— Dunque, — riprese Raimondo, — è affar combinato?
— Eh, quasi. Bisognerà bene che questo giovinotto lo veda prima ancor io, e ancor io me ne innamori; ne convenite?
— È giusto; — conchiuse Raimondo. — Ma di ciò sono più che sicuro. —