Indi a poco arrivò Federigo con la mamma.

— Grandi acquisti, — disse la signora Eleonora al marito. — Quest'oggi ti costiamo un capitale.

— Dài, dài dentro senza misericordia; — rispose il signor Anselmo, stropicciandosi le mani. — Sei capace, scommetto, d'avermi speso un dugento di lire.

— Sì, bravo; aggiungi uno zero.

— E che cos'è uno zero? Nulla, mia cara. Infatti, non si dice di un uomo.... come me, verbigrazia, ch'egli conta come uno zero? —

Si rideva, così, aspettando l'ora del pranzo; e il signor Anselmo, prendendo esempio da quella donna forte di sua figlia, le cercava tutte per rallegrar la sua gente.

E la signora Eleonora, ottima pasta di donna, era lontana le mille miglia dal sospettare che figlia e marito non avessero punto voglia di star sulle celie, dopo tanti sopraccapi che avevano avuto in tre ore. Bello, passare [pg!289] tra i drammi della vita senza avvedersene! Ma un gusto simile è solamente capace d'intenderlo bene chi della vita ha saggiato il disgusto.

Quella sera, alle nove in punto, ritornava Raimondo Zuliani, tranquillo, sereno, anche ilare, secondo il suo vecchio costume, poichè della sua signora poteva recare sempre migliori notizie. Con lui veniva Filippo Aldini, che il signor Anselmo ebbe l'aria di vedere per la prima volta. Così voleva la diplomazia, concertata tra loro.

L'Aldini non appariva ilare come Raimondo, tra perchè quello non era mai stato il suo costume, e perchè allora come allora gli sarebbe parso un insulto, o poco meno, all'interna pena del suo compagno di visita. Era calmo, nondimeno, e garbato: un po' umile, anzi un po' vergognoso, si accostò a Margherita, osando appena di toccarle la mano.

Ma sul cuore sentiva il dolce conforto di una letterina, ricevuta quella sera al Quadri; una cara letterina, che lo aveva miracolosamente aiutato a mandar giù qualche boccone con minor reluttanza. La soprascritta era di pugno del signor Anselmo; lo scritto interno di Margherita. Così erano in due a dargli animo. Ed era la prima volta, quella, che Filippo Aldini vedeva i caratteri della divina creatura, fini, svelti, e chiari ad un tempo, non imitati, grazie al cielo, da certi uncini, arpioni e rampini bislunghi e bistorti dei secoli barbari, come si usa oggidì dalle graziose donne del mondo civile.