— Signor Raimondo, io so che Lei mi vuol bene; e Lei sappia che io gliene voglio ancora di più.

— Mi par difficile; — rispose egli con bella galanteria.

— Vedremo. Chi vive, ha tempo a vedere.... e a ricredersi. Vuole che scommettiamo? —

Raimondo Sorrise, ma non accettò la scommessa.

Al conte Aldini, che era rimasto ancora qualche minuto, la donna forte trovò il modo di dire in disparte:

— Ci si vede domani? L'aspetteremo alle tre, io e babbo. Si parlerà d'alte cose. —

E perchè Filippo era rimasto un po' sconcertato da quelle “alte cose„, soggiunse:

— Ma sì, c'è da aggiustare quel benedetto ponte. Non pericola, lo so; ma qualche restauro mi pare che lo richieda.... e lo meriti. —

Ah, birichina, quella donna forte! Ed aggiungeva per il buon peso:

— È anche un po' angusto, quel povero ponte. Non già [pg!292] come quello che la fantasia di Maometto ha saputo imaginare, fatto d'un filo di ragnatela, che, guai alle anime, se non son più che leggere, perchè non ci si potrebbero reggere e cascherebbero nella Geenna, fiammeggiante di sotto! Ma al nostro dobbiamo pensare, da buoni architetti, facendolo ampio al bisogno, e ben saldo. Sorrida intanto; sorrida almeno una volta! —