— Matterella! — esclamò il signor Anselmo, facendo bocca da ridere.

Alle undici, come aveva promesso di fare, il signor Anselmo uscì, e stette fuori appena un tre quarti d'ora; di guisa che la colazione non fu neanche ritardata. In quella vece, essendo presente la signora Eleonora, fu ritardato a Margherita l'appagamento di una viva curiosità, rispetto alle notizie che il babbo aveva certamente raccolte, come infatti era dimostrato dal suo ammiccar frequente alla sua cara figliuola. Fu un bel momento per lei, quando la mamma si alzò, per andar nella sua camera a mutar veste e a mettersi in punto per uscire, appena Federigo fosse arrivato dall'Arsenale.

Qui, stando nel vano d'una finestra in atto di contemplar la Laguna e l'isola di San Giorgio Maggiore, il signor [pg!297] Anselmo snocciolò in fretta la sua coroncina di notizie. Avviato al banco Zuliani, s'era imbattuto nel signor Raimondo, che allora ne usciva. Accompagnatosi un tratto con lui, e tirato sull'argomento dell'Aldini, non gli aveva negato che quel giovinotto gli piaceva moltissimo, soggiungendo per altro che voleva discorrer più a lungo con lui, e rigirarlo, come si suol dire, per tutti i versi. Poi, col pretesto di non conoscere abbastanza le strade, e meno ancora le straducole di Venezia, e di non volersi smarrire in quel labirinto, aveva lasciato l'amico Zuliani tirar di lungo verso casa, ritornandosene egli verso San Marco. Libero di andare dove voleva, si era difilato al banco, trovandoci appunto il signor Brizzi, a cui aveva detto di voler scrivere un biglietto; e il signor Brizzi si era affrettato a cedergli il posto alla sua scrivania. Entratogli bel bello in materia (e glie ne offriva un ragione voi pretesto l'aver notato una grande alterazione di spirito dell'amico Zuliani), era venuto a sapere tutto ciò che il signor Brizzi poteva raccontare a persona degna di tanta fiducia come il banchiere Cantelli.

Non era molto quel che sapeva il signor Brizzi; ma era quello per l'appunto che il signor Cantelli ignorava, e che gli premeva di conoscere. Il signor Brizzi era il giorno innanzi andato due volte al palazzo Orseolo; la prima, intorno alle nove, per far portare al suo principale il pastrano, lasciato a casa con quel po' di freddo, che accapponava la pelle; la seconda per portare alla signora Livia un biglietto, in cui suo marito l'avvertiva che non sarebbe andato a casa per l'ora della colazione, bensì solamente per l'ora del pranzo. Una commissione, [pg!298] questa, che il signor Raimondo aveva affidata al fattorino del banco, ma che egli, il signor Brizzi, si era voluto accollare, per riguardo delicato verso la signora Zuliani. Questa, infatti, la prima volta che il signor Brizzi era stato in mattinata al palazzo Orseolo, gli aveva accennato un fiero alterco avuto con suo marito, come cagione del gran rimescolo di lui; era naturale adunque che andasse egli, e non un fattorino.

Così avvenne che rivedendo la signora Livia (un po' tardi, veramente, perchè era uscita, ed egli aveva dovuto far due viaggi al palazzo Orseolo), il signor Brizzi sapesse da lei che cosa conteneva il biglietto. In freddo e reciso linguaggio, Raimondo le manifesteva il suo proposito che niente apparisse mutato tra loro, agli occhi della gente di servizio; quanto alla loro questione, egli l'avrebbe sciolta, e presto, nel modo più netto e più degno, per la pace e l'onore d'entrambi. In quella seconda visita il signor Brizzi aveva trovata la signora Livia assai più agitata che non gli fosse apparsa nella prima. Forse era effetto dell'aver troppo meditato sulle conseguenze dell'accaduto. Comunque fosse, ella non ritornò sull'alterco di quella mattina con nessuna giunta, con nessuno schiarimento che a lui desse lume di quel dissidio coniugale.

Ancor più chiuso di sua moglie era stato il signor Zuliani con lui. Solamente, all'opposto di sua moglie, appariva in giornata più calmo, come l'uomo che ha presa una risoluzione e non ha più da stare coll'animo sospeso tra mille dubbi e timori.

Il signor Brizzi, nondimeno, avrebbe amato vederlo [pg!299] inquieto, agitarsi, dare nei lumi, anzi che tranquillo, quasi sereno, esporre a lui un pazzo disegno, di cui pareva tutto invasato; ritirarsi dagli affari, cedere il banco, o chiuderlo a dirittura; e ciò nel termine più breve, per levarsi ogni noia. Che idee! per un dissidio coniugale, a cui non voleva neanche accennare!

— Te lo dicevo io? — commentò Margherita. — Egli vuol liquidare i suoi interessi, salvar l'onore del suo nome, evitare le ciarle del mondo, e sparir da Venezia prima di mandare ad effetto il suo terribile divisamento. Che uomo! Ma le ciarle del mondo, come le eviterà, colla gente di servizio che ieri mattina avrà sentito ogni cosa?

— Nessuno ha sentito; — rispose il signor Anselmo: nessuno, almeno, di quei servitori che potrebbero trovar gusto a rifischiare i segreti dei padroni. Il signor Brizzi ha saputo anche questo dalla signora Zuliani. La gente di servizio dorme al pian terreno, e non sale prima d'una cert'ora al pian nobile, se non è chiamata. Anche la cameriera stava al pian di sotto, facendo la sua prima colazione di caffè e latte, sapendo che la padrona non aveva bisogno di lei fino alle nove. Al pian nobile non dorme altri che il Giovanni, quel servitore che ricorderai d'aver visto, alto, grosso e nerboruto, specie di maestro di casa, tutto devoto al padrone, presso il quale è impiegato da trent'anni e più. “Paron Nane„, come lo chiama il signor Zuliani quando è di buon umore, non apre bocca se non per comando o per utilità del padrone; per tutto l'altro è muto come un pesce. Di modo che, se ha sentito qualche cosa, si può star certi che non ne fiaterà con anima viva. Le parrà che il bravo uomo sia molto [pg!300] diverso da me; — mi diceva il signor Brizzi, conchiudendo; — ma io parlo con Lei, non con altri; parlo con Lei, che so quanto ami il mio principale, e quanto egli debba alla sua vecchia amicizia. Infine se non ci mette la mano Lei, non vedo che altri possa far desistere il signor Raimondo dal suo strano disegno. Ritirarsi dagli affari!... chiudere il banco!... che pazzia! Ma sa, signor mio, che nel banco Zuliani, pure andando coi piè di piombo, come è l'uso del principale, si fanno affari per milioni e milioni, mettendo da parte anno per anno cento e più mila lire, senza contar la levata mensile per le spese di famiglia?

— E tu gli hai promesso....