— Naturalmente, di sconsigliare l'amico, appena mi entrasse a parlare di questa follia.
— Bene — conchiuse Margherita, tirando le somme.
— Sappiamo quel che si voleva sapere. C'è corda tesa, al palazzo Orseolo, non ispezzata; così tesa, non può mica durare! A noi la cura di rallentarla.
— In che modo? —
Margherita alzò le ciglia ed allungò le labbra.
— Mistero! — diss'ella, dando subito in uno scoppio di risa. — babbo, non andare in collera; saprai tutto più tardi. —
Poco dopo giungeva Federigo, e si stette a chiacchierare con lui, che doveva uscir tosto colla mamma. Il corredo dello sposo non era anche finito.
— Non mi spendere altre dugento lire, mi raccomando, — disse il signor Anselmo alla moglie.
— Eh, forse un po' meno di ieri, speriamo; — rispose [pg!301] la signora Eleonora. — Del resto, oggi si finisce di spendere. E non venite voi altri?
— No, grazie; non amo girar botteghe, e sto in riposo; Margherita non ha cuore di lasciarmi qui solo soletto. Usciremo più tardi, e da una parte o dell'altra v'incontreremo di certo. Già, secondo l'uso, Schiavoni, Ponte.... dei Sospiri, Piazzetta, Piazza, Procuratie vecchie, Procuratie nuove, Merceria.... e non si esce di lì. —