Margherita e il babbo restarono soli, tratto tratto guardando l'ora; lei al pendolo del caminetto, egli al suo patek, nel quale aveva più fede. Poco dopo le tre, fu annunziato il conte Aldini, ed accolto a festa, come prima. Egli appariva un po' mesto, come sempre, ed anche triste, come la sera innanzi; ma lo sguardo di Margherita possedeva la virtù del raggio di sole, che, dovunque arriva, ravviva.

— Ed ora veniamo a noi; — disse Margherita, dopo qualche minuto di ciarle preliminari. — Conte, so tutto, per bontà di mio padre; perdono tutto, per bontà mia. Si contenta? Oh bene! Ma Ella deve appagare un mio desiderio. Ecco là, sul noto tavolino da lavoro, carta e matita. Vuol disegnarmi la pianta del suo quartierino? —

Filippo rimase un po' sconcertato, guardandola, e non sapendo lì per lì che cosa rispondere.

— Da bravo, mi contenti! — incalzò la fanciulla. — Le piacerà forse di più che glielo comandi? Non so, e non voglio imparare quest'arte per usarne con Lei; — soggiunse, con una espressione di grazia incantevole. — Mi dirà che il disegno desiderato da me non è il Ponte del Paradiso.... Ma questo lo possiedo. Non è neppure il [pg!302] Ponte.... dei Sospiri, per servirmi della stessa sospensione che dianzi, come per canzonarmi un pochino, ha usato mio padre. Del resto, il Ponte dei Sospiri non mi va; sarebbe di malaugurio. Mi disegni a semplici tratti, ma precisi, tutto il suo quartierino, che lo conosca nella disposizione delle sue parti ancor io. Così, gentilissimo sempre! Ma badi, ci vorrei tutto; la linea della strada, il punto dell'ingresso padronale, l'uscio segreto, coll'andito che lo precede, come è lungo e largo, la scaletta di servizio, finalmente, e il cortile dove questa riesce. —

Filippo Aldini era alla tortura. Ma dallo sguardo e dall'accento della sua inquisitrice non traspariva nessuna intenzione di crudeltà raffinate. Soltanto, non veniva a capo d'intendere la ragione di quel capriccio donnesco.

— Ma perchè?... — domandò egli timidamente.

— Per una curiosità architettonica; — rispose la fanciulla. — Se sarò Margherita Aldini, potrà bene saltarmi l'estro di fabbricare una casa; e voglio sapere.... come non vada fatta una casa. Non si turbi, la prego; ho tutto perdonato, le dissi, e presto avrò tutto dimenticato. Presto! — ripetè Margherita con accento malinconico. — Dio voglia che sia così. Quell'uomo dabbene, a cui siamo debitori di tanto, quell'uomo di cuore non deve morire per cagion nostra.

— Nostra? — esclamò Filippo, sconcertato.

— Sì, — rispose Margherita, — perchè in verità ci ha un po' di colpa ancor io. Se non giungevo io, signor Filippo, io, povero astro, sul suo quieto orizzonte, niente accadeva; ciò che doveva estinguersi coll'aiuto del tempo e svanire, avrebbe fatta la sua fine tranquilla, senza [pg!303] scatti d'orgoglio ferito, senza impeti d'ira selvaggia, e senza tutto l'altro che dobbiamo piangere insieme, e scongiurare, se ci verrà fatto, nella sua parte più triste per noi.

— Signorina, — disse Filippo Aldini, profondamente commosso, — quell'uomo dabbene, quell'uomo di cuore, mi ha ripetuto tante volte: Margherita Cantelli è un angelo del paradiso. Come la conosceva bene! —