— Ed ora mi dirai.... — incominciò il signor Anselmo, poichè furono soli.
Ma la fanciulla non gli lasciò finire la frase.
— Caro babbo; — diss'ella, abbracciandolo. — Dobbiamo noi vincere, sì o no, questa battaglia difficile? E salvare quel poveretto? Le armi che ho preparate sono di buona tempra, mi pare, e leali; speriamo che valgano.
— Dio ti assista, donna forte! — esclamò il signor Anselmo. — Ma se Raimondo....
— Verrà da me, se mai; ed io saprò difendermi. Ora tu, si capisce, per debito di cortesia, vai incontro.... alle amiche di Milano. L'arrivo è per le cinque e quarantatrè. Si capisce ancora che tu mi conduci con te alla stazione. —
Il signor Anselmo tentennò il capo e sorrise.
— Non ci mancherebbe altro che ci andassi da solo! — rispose. — Con tanta carne che hai messa al fuoco, Dio sa come mi troverei impacciato! —
Erano suonate le quattro, e con le quattro era di ritorno all'albergo la signora Eleonora, accompagnata dal suo Federigo.
— Vi potevamo aspettare! — diss'ella.
— Sì, hai ragione; — rispose placidamente il signor Anselmo. — Come disse quella gentildonna ai suoi convitati: “perdonino, mi ero dimenticata in biblioteca„, così noi ci siamo dimenticati in chiacchiere. Ma non dubitare, ci rifacciamo subito anche noi.