— Ma sì! — aggiungeva facetamente il signor Anselmo. — Vedrai che il governo seguiterà a non indovinarne mai una; e questa volta, per far dispetto alla moglie d'un commendatore, si sbriga. —
Così ingannavano il tempo tutti e quattro; e due di essi ingannavano anche l'ansietà onde erano divorati. Alle nove in punto arrivò il conte Aldini, e la corvetta e il suo armamento passarono in seconda linea. Il signor Anselmo prese a discorrere di politica spicciola, come la recavano, per favorire la digestione dei popoli, i giornali della sera. Margherita parlò di teatri, facendoli presto piacere al nuovo venuto, che in verità non n'era mai andato pazzo, trovandoli tutti a lor volta nemici di qualche senso umano, o assordanti, o accecanti, o indigesti, o scipiti.
[pg!309] Margherita conosceva già la teorica dell'Aldini, e rammentava di non averla neanche combattuta. Per quella sera, tuttavia, un pochino di controversia avrebbe fatto buon giuoco.
— Sostenga lei un'opinione; — diss'ella; — io sosterrò l'altra.
— È impossibile, signorina; — rispose Filippo — e sarà sempre impossibile tra noi. Se Ella esprimerà un pensiero diverso dal mio, io lascerò il mio per conformarmi subito al suo.
— Perchè, signor conte? Le idee possono esser molte, e le opinioni diverse.
— Vero; e può anche esser piacevole di abbracciar l'opinione.... dell'avversario.
— Il quale, — ribattè Margherita, — non si troverà molto soddisfatto di vincere senza aver combattuto.
— Verissimo; mi persuade; — conchiuse Filippo, dandosi tosto per vinto.
— Ah, ora lo fa apposta; — notò Margherita.