— Ma no!

— Ma sì!

— Ella ha ragione; — conchiuse Filippo una seconda volta. — E vede? — soggiunse, a mo' di commento, — vede, da questi piccoli esempi? Tra due che discutono, volendo ognuno di essi aver ragione, ce n'è sempre uno.... che merita di averla. E l'altro ha ragione a suo modo, rinunziando alla sua opinione. Vuol dire di no! Ed io son tanto lieto di darle ragione, che ancora una volta, e sempre, dirò come Lei. —

Anch'egli, in questa piccola scherma, cercava d'ingannar [pg!310] la sua cura; una cura tanto più molesta al suo spirito, in quanto che doveva essere inerte, non obbligandolo a scuotersi, a darsi moto, per iscongiurare un gran guaio. Tutto era in mano di Margherita; ed ogni sua speranza era in lei. Che cosa aveva ella incominciato a fare? I suoi misteri del pomeriggio erano pieni di promesse; la sua allegrezza di quella sera egualmente. Ma poteva anch'essere un'allegrezza mentita; o non significar altro se non questo, che ogni lavoro di difesa o d'approccio della guerriera animosa era rimesso al domani. Così viveva ancor egli dubbioso, tra speranza e timore.

Sulle dieci, mentre la conversazione languiva, si udì un rumore di passi frettolosi su per la scala. Bussarono all'uscio del salotto, ed entrò un cameriere annunziando il signor Antonio Brizzi.

— Fate passare; — disse il signor Anselmo, alzandosi tosto per muovere incontro all'inaspettato visitatore. — Oh, bene! —

Ma l'esclamazione di giubilo morì sulle labbra del signor Anselmo, al vedere il signor Antonio affacciarsi sulla soglia, pallido, anelante, e con gli occhi stralunati.

— Che cos'è stato? — domandò allora. — Entri, la prego, e richiudiamo l'uscio. Per amor di Dio, non ci tenga in pena! —

Il povero signor Brizzi durava fatica a contenersi. Parole e lagrime gli facevano nodo alla gola.

— Una disgrazia.... — balbettò; — al palazzo Orseolo.... una grande disgrazia!... —