Subito dopo il caffè la signora Adriana volle ritirarsi nel suo appartamento. Al terzo piano del palazzo Orseolo erano sempre due camere preparate per lei. Fece per saluto alla nuora un cenno del capo, e si mosse. Il figlio l'accompagnò, dandole il braccio.

Livia rimase sola, in preda ad un'agitazione indicibile. [pg!315] Raimondo, da un quarto d'ora uscito di là per accompagnare sua madre, non discendeva.

Senza dubbio si discorreva molto, lassù, si facevano liberamente tutti i discorsi che in presenza di lei non si erano potuti fare. E si sentiva fischiare gli orecchi di tutte le cose spiacevoli che in quel mentre si dicevano di lei. Il sangue le martellava alle tempie; vampate e brividi, alternandosi con frequenza, davano indizio di febbre crescente. A un certo punto non potè più resistere all'inquietudine che s'impadroniva di lei. Balzò in piedi, e corse alla scala interna che metteva al piano superiore; stette alquanto in ascolto; poi guardinga salì fino al corridoio che collegava parecchie camere dell'appartamento superiore. Arrivata ad un certo punto, di là da quelle che occupava la signora Adriana, poteva anche nascondersi dietro una svolta, caso mai fosse per uscir suo marito. Di servi, che capitassero lassù, non aveva timore. Quella era appunto l'ora che, sparecchiata la mensa dei padroni, la gente di servizio, tutta raccolta a pianterreno, si assideva tranquillamente alla sua. Così d'ogni parte sentendosi abbastanza sicura, si accostò all'uscio della camera in cui madre e figlio stavano parlando insieme, e tese l'orecchio. Erano frasi rotte da prima, e non era possibile intendere a qual punto delle loro confidenze già fossero i due; ma il nome suo ricorreva nel discorso più volte. “Livia„ diceva il figliuolo; “quella donna„ diceva la madre. Ma questa a grado a grado si veniva riscaldando, e la sua voce giungeva finalmente più chiara.

— E per quella donna, infine, ti uccidi! Perchè? — incalzava la signora Adriana.

[pg!316] — Uccidermi! Io? — rispondeva con accento turbato Raimondo. — Chi ve lo ha detto? Chi ve lo ha scritto? Quell'uomo? Sarà un'altra infamia sua. Il suo tradimento, il mio diritto di vita e di morte su lui, ne facevano il mio schiavo. Se la sorte, proposta generosamente da me, gli era stata propizia, egli tanto più doveva obbedirmi e tacere.

— Non accusare quel disgraziato, — replicava la vecchia signora. — Vi ha uditi una coraggiosa fanciulla; Margherita Cantelli.

— Margherita!... E come? come ha potuto?...

— Non so, ma certamente era lei. In compagnia di suo padre, voglio credere.... Non hai tu, ad un certo punto del tuo orribile colloquio col signor Aldini, non hai tu sentito un rumore, che veniva da una cameretta vicina?... un rumore d'uscio che si chiudeva?...

— Sì, ebbene?...

— Quella fanciulla, attratta da un suo capriccio donnesco nel quartierino del suo fidanzato, non volle esser colta là dentro da estranei; si era rifugiata in quella cameretta, presso una porticina di servizio, donde poteva trafugarsi. Prima di uscire per quell'altro passaggio, volle ascoltare, sapere chi fosse il visitatore del suo fidanzato. Curiosità? gelosia? Comunque fosse, ascoltò, udì il vostro patto feroce. Sbigottita, non volle udire più altro; aperse l'uscio segreto e fuggi. Se tu la inseguivi, eri in tempo per vederla, e per riconoscerla. —